Un consiglio comunale senza infamia e senza lode
S’è discusso di crocifisso, agricoltura e beni confiscati alla mafia
Crocifisso nei luoghi pubblici, ordine del giorno sull’agricoltura e beni sequestrati ai mafiosi: sono stati questi i punti all’ordine del giorno nel Consiglio Comunale di sabato, convocato d’urgenza.
Punti che, seppur non interessando direttamente i problemi cittadini o per lo meno il nostro territorio, non sono stati affatto esenti da lunghi (a volte anche troppo) dibattiti, confronti per fortuna pacati, ed anche qualche colpo di scena.
Il via è stato dato dal presidente del Consiglio Comunale Nicola Tarantino, che ha spiegato come l’urgenza del consiglio era data dal fatto ”che il comune di Bitonto voleva esprimere la sua massima solidarietà agli agricoltori di quei Comuni che nei giorni scorsi hanno manifestato contro la crisi del settore”.
Peccato che più avanti il consigliere Francesco Ricci (Pd) abbia evidenziato come il punto più importante ed urgente era quello riguardante i beni confiscati alle cosche mafiose.
Detto ciò e spiegata (più o meno) l’urgenza, il consigliere Michele D’Aucelli (Sinistra e Libertà) ha apertamente polemizzato con Tarantino, dicendosi “meravigliato dell’ordine del giorno e stupefatto di come sia stato convocato un consiglio d’urgenza su questioni che non riguardano il territorio bitontino”.
“Sarebbe stato meglio- ha attaccato l’ex Assessore alle finanze- discutere del bilancio e di quanto effettivamente ci verrebbe a costare il Giro d’Italia, visto che si parla di diverse centinaia di migliaia di euro” e in segno di protesta ha abbandonato l’aula consiliare non facendovi più ritorno.
Si è passati, quindi, all’analisi dei punti all’ordine del giorno.
Il primo era la mozione presentata dai consiglieri Perrini, Farella, Saracino e dal presidente Tarantino contro la decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nei luoghi pubblici.
Secondo Tarantino, “togliere il crocifisso significherebbe violare apertamente le coscienze di quasi tutti i cristiani e lesinare un segno di potere, cultura e ricchezza”.
Particolarmente interessante ed efficace è stato l’intervento di Emanuele Pinto (Pd) che ha definito la mozione “assolutamente inutile ed inconsistente perché figlia di ignoranza e di non conoscenza verso la sentenza stessa”.
In particolare, il giovane consigliere ha “criticato” tre punti della mozione: chi ha fatto la sentenza (non la Corte europea di Giustizia come è scritto nella mozione, bensì la Corte Europea dei diritti dell’uomo, che non è una istituzione comunitaria); il contenuto (non si violerebbero le radici cristiane dell’Ue perché la sentenza parla di libertà di pensiero e di professione religiosa) e soprattutto l’interpretazione della sentenza (non si parla affatto di far togliere il crocifisso dai luoghi pubblici, bensì si stabilisce soltanto che la presenza del crocifisso andrebbe soltanto contro l’articolo 9 della Convenzione europea, che garantisce che ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero di coscienza e di religione) e perciò ha proposto il ritiro della mozione.
Di ingerenza nei confronti della legislazione italiana ha parlato invece il capogruppo Pdl Luigi Perrini, che ritiene “assolutamente intoccabile il crocifisso perché simbolo di identità culturale di un popolo”.
Dopo altri interventi, è toccato al sindaco Valla chiudere il dibattito con la proposta di far riunire i capigruppo per realizzare un documento condiviso. Proposta che ha visto il via libera di tutta l’assise tranne di Ferrara (Valori Sociali), che si è astenuto.
“Messo da parte” il crocifisso, è toccato all’ordine del giorno sull’agricoltura. Si chiede che nell’attuale discussione della Legge finanziaria in corso al Senato ed alla Camera, l’agricoltura ritrovi la dignità ed il riconoscimento di settore chiave dell’economia nazionale e che vengano adottate due tipologie di misure immediate e di lungo periodo: le prime mirate al contenimento dei costi ed accrescere la liquidità, le seconde alla riorganizzazione e riformulazione dell’intero comparto agricolo.
“La situazione dell’agricoltura pugliese è grave e non riguarda solo l’olio ma tutto il comparto agricolo- ha tuonato l’Assessore all’agricoltura Domenico Damascelli, presentatore dell’ordine del giorno- perché anche prodotti come grano, susine, pesche e pere sono scese di prezzo”.
“Si è deciso di non scendere in piazza a protestare- ha continuato Damascelli- per non buttare all’aria quanto di concreto e di positivo fatto lo scorso anno (manifestazione con la presenza di oltre 30 sindaci della provincia di Bari, ndr) anche se non possiamo far finta di niente che dall’alto non si vuole capire che con la morte dell’agricoltura muore l’intera economia italiana. Bisogna avere il coraggio di dire che l’agricoltura è diventata un problema sociale”.
Palmieri (Laboratorio), pur apprezzando le parole di Damascelli, non ha mancato di polemizzare con l’attuale amministrazione invitandola a fare di più sui furti nelle campagne e sul degrado delle strade rurali.
Di consorzi, di problema sovranazionale, di fondi da richiedere all’Assessorato ai Servizi Sociali, e della richiesta di un consiglio monotematico sull’agricoltura hanno parlato Ferrara, Ricci (Pd), Gesmundo (Pd), Fallacara (Pd), Farella (Puglia Prima di Tutto) e Cuoccio (Valori Sociali), mentre di tutt’altro spessore è stato l’intervento di Formisano (Pdl).
“Questo ordine del giorno è inutile perché presenta solo parole e richiede cose scontate e impossibili – dice il consigliere azzurro -. Più che altro si dovrebbe cercare di far fare un salto di qualità agli agricoltori, che ormai sono abituati a misure assistenzialiste”.
Ed ecco le sue ricette per la crisi, allora: “ Mi sembra inevitabile portare avanti una unità di crisi permanente, a cui affiancare la convocazione dei rappresentanti sul territorio e creare un consorzio per cercare di far fronte alla situazione”.
Il sindaco Valla ha rivelato, invece, il suo sogno nel cassetto: “Sto cullando da sempre la volontà di creare un consorzio dell’olio con il marchio della città ed il patrocinio di tutto il Consiglio Comunale.
L’ordine del giorno in questione è stato approvato all’unanimità con la sola astensione di Formisano.
Si giunge cosi all’ultimo punto, relativo all’ ordine del giorno di richiesta di ritiro dell’emendamento della vendita all’asta di una parte dei beni confiscati alla mafia. Emendamento che andrebbe contro la legge n°109 del 1996, che sancisce l’esclusivo utilizzo a fini sociali dei beni confiscati.
Dopo una iniziale polemica tra Perrini e Ricci sulla possibilità di affrontare la discussione durante il prossimo consiglio comunale (previsto per il 21 Dicembre), l’ordine del giorno è stato discusso in tono minore visto anche l’orario (si era ben oltre le 14).
Perrini ha puntato il dito sulla scarsa capacità degli enti locali di saper utilizzare a fini sociali i beni mafiosi e un esempio sarebbe proprio la nostra città, che avrebbe ben 7 immobili sequestrati alla criminalità non ancora utilizzati ed addirittura in uno di questi abiterebbe ancora il proprietario a cui l’immobile sarebbe stato confiscato.
Farella, uno dei firmatari dell’ordine del giorno insieme ad altri 20 consiglieri, si è detto favorevole a quest’ordine anche per non far andare perduto il lavoro che hanno fatto in materia di confisca di beni dapprima Pio La Torre (segretario del partito comunista di Palermo) e poi il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, entrambi uccisi dalla mafia nel 1982.
Sono le ore 15 e anche questo punto è approvato all’unanimità. L’assemblea si scioglie non prima però che il consigliere Francesco Paolo Ricci abbia ricordato che l’assemblea consiliare avrebbe voluto partecipare all’incontro sull’integrazione di bambini rom (previsto sempre ieri alla Sala degli Specchi, ndr) e vista la forzata assenza, promette iniziativa comune da parte di tutti i consiglieri in materia di integrazione di bambini rom.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare