L’Italia raccontata da un bitontino speciale: Raffaello Fusaro

Liliana Tangorra
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Uno spettacolo travolgente, una sequenza ininterrotta tra musica e teatro, un manichino, la bandiera italiana, la pasta, un pianoforte, una fisarmonica, una macchina fotografica…

Tutto questo per raccontare un’Italia fuori dai luoghi comuni.
Un rimbalzo di note, una voce sorda, un canto melodioso, una poesia, dei rumori: tutto questo è l’Italia per i due protagonisti in scena al teatro “T. Traetta”, Raffaello Fusaro e Livio Minafra.

I due artisti, in un vorticoso scambio tra musica e parole, hanno raccontato la storia della nostra penisola, i suoi problemi, i suoi sbalzi di umori, i suoi vizi, i suoi colori, le sue abitudini, la sua bellezza.
I testi di Raffaello Fusaro e di Giammarco Spineo hanno travolto il pubblico, il quale, attraverso il diaframma di una macchina fotografica, attraverso una preghiera, un burlesco corteo caratterizzato da un bestiario tutto italiano, ma anche attraverso il nostro cibo, Petrarca, Dante, s’è sentito il protagonista dello spettacolo della vita.
In un tempo di crisi della parola, con maestria l’attore bitontino e il maestro Livio Minafra hanno raccontato una rutilante storia italiana.

I due artisti “simbioticamente” hanno attraversato, ora con delicatezza, ora con forza e arroganza ora con decisione, le vicissitudini di alcuni personaggi insigni della nostra storia, sottolineando sempre più la frenesia che caratterizza i nostri giorni.

Una produzione “Giugnozerocinque”, in collaborazione con "Musica e altre cose", dal titolo “Buon sangue non mente” che per la prima volta è stata rappresentata nella nostra città.
Alla fine dello spettacolo, Raffaello Fusaro, con evidente emozione, ha ringraziato i compaesani confessando l’importanza per questo momento definito “storico” dall’artista, in quanto è la prima volta che un suo spettacolo è presente in abbonamento nel nostro teatro.

Noi tutti non possiamo che essere orgogliosi in quanto il nome della nostra città è rappresentato da un professionista come Fusaro.
Non ci manca quindi, che concludere: Buon sangue non mente.

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