La Différance parla a teatro di “Apparenze”

Liliana Tangorra
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Due brevi commedie, due atti unici, riuniti dal regista Francesco Carrassi, della pièce andata in scena al teatro “T. Traetta” intitolata “Apparenze”.

Lo spettacolo della compagnia teatrale "La Différance" può essere definito come il filo conduttore di due opere pirandelliane la cui trama si aggira attorno al tema del tradimento.
Un viaggio che prende avvio da una dimensione "reale" (La morsa) e si conclude in una dimensione "surreale" (All’uscita).

La prima parte dello spettacolo parla di Giulia (Tiziana Gerbino), donna sincera e appassionata, ma che si trova a parlare di rimorsi con l’amante Antonio (Caterina Firinu).
Il marito Andrea (Lorenzo D’Armento) ha scoperto i due innamorati e vuole vendicarsi di entrambi stringendoli in una morsa di accuse.
In un fitto dialogo con la moglie, Andrea finge di non essere al corrente del tradimento, ma con un incalzante gioco di allusioni, all’improvviso rivela la sua scoperta e violentemente perseguita la moglie incapace di difendersi dalle accuse del marito, pure lui in fondo colpevole per averla trascurata. Andrea caccia la moglie di casa proibendole di vedere i figli e quando Giulia, disperata minaccia di uccidersi la incita a farlo. Giulia abbandona la scena sconvolta, si toglie la vita e al sopraggiunto Antonio, Andrea dirà: «Tu l’hai uccisa!».

La seconda parla dell’incontro tra i due sposi nel regno dei morti (questa è l’interpretazione data dal regista). All’uscita di un
cimitero s’incontrano dei morti che, prima di scomparire del tutto, riflettono tra loro su quello che furono in vita. L’uomo (in questo caso Andrea) aspetta d’incontrare la moglie, Giulia, che l’ha tradito in vita, il terzo personaggio, un filosofo attende, invece, di avere le risposte alle domande che lo hanno travagliato in vita e che lo perseguitano anche dopo la morte.
La moglie arriva e ridendo come una pazza, annuncia di essere stata uccisa dal suo amante.
La stridula risata della donna s’interrompe trasformandosi in pianto, solo alla vista di un piccolo bimbo morto che mangia una melagrana. I due abbandonano straziati la scena mentre il filosofo continua a porsi le domande sul senso della vita.

Lo spettacolo è stato scandito dalle musiche di Vasco Rossi arrangiate da Raffaele Nicolì.

L’accostamento Pirandello-Rossi ha tanto interessato il pubblico e per questo abbiamo domandato al regista cosa l’ha spinto a scegliere le musiche del Vasco per queste due pièce.
«Definire vecchio un testo di Pirandello è ormai un luogo comune. Riadattando qualche passaggio demodé, il testo risulta poi essere di grande attualità, per questo mi è sembrato adatto sottolineare e impreziosire il testo dello scrittore siciliano con le splendide musiche di un poeta contemporaneo».

Francesco mi saprebbe dare una sua definizione di Apparenze?
«Le rispondo con le parole di Santa Teresa del Gesù, alla quale sono fortemente legato: Un istante tra due eternità».

Perché ha scelto due testi per così dire “minori” di Pirandello?
«Perché sembrano essere la continuazione l’uno dell’altro. Parlano di un sentimento che non condivido, per esprimere il mio pensiero sul tradimento, i due testi “La morsa” e “All’uscita” mi sono sembrati i più diretti. Sono dei dialoghi, ma è come se fossero dei monologhi introspettivi che parlano, ciascuno a suo modo, dell’infedeltà».

Quale domanda vorrebbe che un suo collega, un giornalista o uno spettatore le facesse su questo spettacolo?
«Domanda difficile! Vorrei che qualcuno mi chiedesse perché faccio teatro, perché ho scelto questo posto e non un altro, perché si dovrebbe avvicinare di nuovo lo spettatore al teatro».

Quale sarebbe allora la sua risposta?
«Ridare al teatro l’antica dignità. Dobbiamo imparare a riconsiderare il teatro una forma d’arte alta».

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