Lo Spillo di Marino Pagano/Politica e malaffare, a che punto siamo?

Marino Pagano

L’etica, questa necessaria (o sconosciuta?)

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“È la politica, solo la politica che deve assumersi la responsabilità dei danni che ha creato. Azzerare e non ricandidare più tutti quei politici divenuti potenti non sulle idee, non su carisma, non sui progetti ma sulle clientele, sul talento di riuscire a spartire posti e quindi ricevere voti”.
Lo scrive, col consueto acume, Roberto Saviano, su Repubblica di ieri.
Lo scrive e lo dice con riferimento a quel che accade in Campania.

Un articolo illuminante su un contesto fatto di tenebre.
Un pezzo che aiuta a cogliere l’inquietante fenomeno della totale mistione, ormai, tra gli interessi della criminalità organizzata e quelli di certa politica.
Elaborato nel contesto campano, il pensiero di partenza ci sembra però valido come assioma morale per una politica davvero degna del suo nome.

Nessun moralismo.
È un fatto, solo un fatto che la politica sia degenerata.
Un fatto storico che, come tale, merita comprensione e lettura.
Un fatto storico perché storica, “naturale” sembra la corruzione.
Come il male stesso, come la guerra (con tanti saluti al pudore e alla giustizia di Protagora, aidos e dike: doti culturali, ben oltre le naturali).

Sere fa, presso il foyer del Teatro Traetta, alla presentazione del libro “I dolori della pace”, di Giuseppe Goffredo, ci chiedemmo se non fosse persino più “umana” la guerra, rispetto alla pace.
Visto che sono gli uomini e non altri a farsi la guerra da millenni.
E sempre gli uomini a diffondere l’anti-etica della corruzione.
Uomini e donne, come potrebbe confermare, dopo attento sguardo alla propria biografia, Sandra Lonardo Mastella.

Vorremmo un attimo interrogarci, a questo proposito, sullo stato della politica bitontina, intesa come gioco politico. Come uomini che la fanno e la decidono.
E così, le parole di Saviano (seppur, lo ribadiamo, nate in ambito diverso dal nostro), noi che nella città le leggiamo, non possiamo certo astrarle da questa. Per il semplice motivo che è qui che ce la giochiamo.

Nascono allora alcune domande. Senza fustigare alcuno. Anche perché al politico e legislatore Solone (ma quanta ingiusta letteratura su di lui!) preferiamo il re ebraico Salomone e la sua proverbiale quiete.
Non siamo Berlinguer e non parleremo di “questione morale”.
Ma non siamo nemmeno aderenti al partito di quelli che guardano dall’altra parte. Non serve nascondersi dietro un dito.
Ecco ancora l’invito di Saviano: “Azzerare e non ricandidare più..”.

Ora, siamo proprio sicuri che questo proposito (il minimo sindacabile di etica in politica) da noi sia rispettato, sia stato rispettato?
Negli anni scorsi, nei vari appuntamenti elettorali, in questi stessi giorni? Quando parliamo di legalità violata pensiamo anche a questo?

Ok, Tangentopoli qui non s’è fatta vedere, non è emersa, però vogliamo o no riflettere su una politica che, talvolta, stando ad alcune candidature, ad alcuni ruoli istituzionali, ha dato l’impressione di mettere in secondo piano la cultura delle regole?
E che rapporto c’è tra politici e clientele?
O –e sarebbe peggio- tra politica e uomini del malaffare?
Davvero tutto si ferma all’ammiccante sorriso al bar, al devoto cenno d’intesa, all’occhiolino strizzato con tanto di “caffé pagato”, al politico di turno che vedi sottobraccio con quell’uomo che sai essere legato a logiche non propriamente ortodosse, sotto il profilo del rispetto della legalità?

Tempo fa, l’animo giovane e lucido del collega Sabino Paparella suggerì come della mafia, talvolta, “abbiam piene le tasche”, magari senza accorgercene.
Sarà proprio così?

Si è tanto parlato di ordine e sicurezza (lo facciamo anche noi di bitontolive), ma si è pensato anche a tutto ciò?
Oppure ci accontentiamo del vigile sotto casa e basta?
La nostra politica cittadina –quella di oggi, di ieri e di sempre- segna un confine, “il” confine, con determinati atteggiamenti e individui che quotidianamente eludono il diritto?

Non abbiamo fatto nomi e cognomi, vero.
Le domande, di solito, non li prevedono e noi poi siamo convinti che in questa città sia ancora possibilissimo fare domande.
E che un cittadino libero, anzi, possa e debba vivere anzitutto di queste.

Convinti che l’illegalità non prosperi solo nelle periferie della città, non vorremmo, infine, dare ragione proprio a Solone e ad un suo famoso aforisma: “La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi”.

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Commenti

  • iz7dve (utente non verificato)

    Articolo potente e condiviso dai cittadini. E’ necessario scuotere la coscienza degli uomini di buona volontà.
    Ironia della sorte oggi l’ ora solare ha preso il posto dell’ ora legale.
    Sembra che di legale a Bitonto ci sia solo l’ ora.

  • micot (utente non verificato)

    Azzerare ma soprattutto non farli resuscitare.Avanti Saviano,grande esempio di coraggio.

  • papagino (utente non verificato)

    ai miei concittadini vorrei ricordare che chi fa le cose che ha sempre fatto ottiene i risultati che ha sempre ottenuto,l’invito e’ a cercare di cambiare con il voto ,con l’impegno ,con la denuncia .
    forse tutti noi bitontini dovremmo fare cose diverse x ottenere risultati diversi.

  • mf1952 (utente non verificato)

    Avercene di Saviano e di Falcone e di Borsellino e di tutti quegli uomini che hanno sfidato il destino per tutti noi.
    Ma quando il cittadino cerca di usare l’unica arma in suo possesso (il voto) si accorge che l’alternativa è peggiore di quella che vuole cambiare.Non meravigliamoci se poi si fa strada il qualunquismo, figlio della delusione e della frustrazione.