“Città democratica” (ri)scende in campo. Fra la gente, stavolta…

Mario Sicolo

L’intento precipuo è “entrare nei quartieri della città”

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"Città democratica" (ri)scende in campo. E lo fa andando per strada, fra la gente. In maniera significativa adesso, che le urne non sono all’orizzonte.
Il progetto della svolta è questo: "Parlare-ascoltare-agire, educhiamoci a conoscere e a difendere i nostri diritti". Pare la vecchia, ma sempre valida ricetta della democrazia ateniese.

"Vogliamo cambiare il modo di fare politica a Bitonto", dichiara con forza Pippo D’Acciò, che un anno e mezzo fa è stato candidato sindaco della lista civica, che prendeva il nome dal soggetto politico in questione.
"Tutti vorrebbero cambiare le cose, no? – continua -. Dunque, dobbiamo far capire alla gente che soltanto noi cittadini possiamo far sì che cambino".

"In prima battuta, abbiamo invitato gli altri partiti della coalizione a fare un’analisi del voto e ad individuare margini d’azione e di collaborazione. Purtroppo, pur non essendo noi una forza sostitutiva dei partiti, che hanno una precisa funzione istituzionale, non siamo stati ascoltati. Durante gli incontri, si parlava solo di metodi, ma non di problemi concreti da affrontare", l’amara constatazione.

La consequenziale decisione: "Allora, abbiamo fatto autocritica, abbiamo realizzato che c’era da rivedere qualcosa nel lato operativo del nostro agire e siamo ripartiti dal progetto che vi presentiamo oggi: ascoltare la gente per prendere coscienza dei problemi veri del paese, ora soprattutto che non siamo in campagna elettorale", sottolinea l’ex funzionario della Polizia di Stato. 

Ad illustrare il piano ci pensa il suo braccio destro, il giovane Beppe Martucci: "Il nostro movimento si farà portavoce delle esigenze collettive, ma non aspetteremo che i bitontini vengano nella nostra sede, ma saremo noi che, di volta in volta, entreremo nei quartieri della città, organizzando incontri e confronti, presentati con ampio anticipo e adeguata pubblicizzazione tramite distribuzione di volantini. Fungeremo, insomma, da ponte tra i cittadini e le istituzioni".

L’efficace chiosa finale è toccata al prof. Michele Marannino: "Vogliamo semplicemente riscoprire il tradizionale metodo della partecipazione, in un momento così grave di depravazione morale della politica nazionale e di assenza totale di progettualità di quella locale".  

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