Difensore civico, è il momento della verità?

Mario Sicolo

Ieri la conferenza che ha ripercorso tutta la vicenda

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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato il nulla osta alla elezione del difensore civico bitontino. La sentenza illustre dovrebbe essere su qualche scrivania del Comune almeno da questa estate.

Dunque. Hanno avuto ragione loro, i cinque ricorrenti che componevano la sestina scelta in prima battuta dal Forum delle Consulte e che si erano visti stoppare dal consiglio comunale un paio d’anni fa.

La vicenda del Difensore civico era diventata una storia dal sapore kafkiano. L’ha ripercorsa ieri sera, nella splendida chiesetta romana di Santa Caterina d’Alessandria, Valentino Losito, caporedattore della Gazzetta del Mezzogiorno e socio fondatore di “Agorà”, il Centro Studi e Documentazione che da subito ha sostenuto questa battaglia di civiltà.

“Sin dai tempi di quella famosa norma transitoria che sottraeva al Forum la facoltà di scelta della rosa e la trasferiva ai partiti, creando di fatto la situazione paradossale per cui i controllati si potevano scegliere i controllori. Eravamo alla fine egli anni Novanta”, puntualizza il giornalista.
E già, è più di un decennio che va avanti l’odissea di questa figura, fondamentale per una democrazia degna di tal nome, che pare incutere paura prim’ancora d’esser eletta.
Due bandi – ed il secondo con la clausola provvidenziale che metteva in stand by i nuovi nomi, in attesa del parere del Consiglio di Stato e, appunto, di Napolitano –, un regolamento più ritoccato di Brigate Nielsen, due rose di papabili, consigli comunali vari: tutto aveva portato ad un nulla di fatto.

“Rileggendo le carte, mi sono accorta che mancava proprio la volontà politica per eleggere il difensore civico”, ha sottolineato amaramente l’avvocato Anna Maria Saracino, una di quelli che hanno presentato ricorso.
L’ingegner Franco Minenna e l’altro avvocato Luigi Carbone hanno ricordato la posizione coraggiosa dell’attuale vicesindaco Domenico Damascelli, che, da solo, dai banchi dell’opposizione durante la scorsa consiliatura, si era opposto alla scelta d’annullare tutto il primo procedimento da parte della massima assemblea cittadina.

“Chissà cosa farà adesso, nel suo nuovo ruolo, potrebbe essere una buona occasione per dimostrare le proprie capacità”, l’ha pungolato Losito. Che ha concluso sarcastico: “Abituati come sono, i nostri politici, alle logiche spartitorie da manuale Cancelli, non vorrei che si verificasse il classico caso dei tacchini che tifano perché non arrivi Natale”.

Chiamato in causa, Damascelli prontamente risponde: “Se, come mi dicono, le motivazioni della sentenza del Presidente della Repubblica, suffragata dal Consiglio di Stato, sono simili alla tesi che ho sostenuto sia il 18 dicembre 2006 in Consiglio Comunale, sia nella mia interrogazione presentata per iscritto il 17 marzo 2007, è la conferma che, quando ci si spoglia dalla faziosità, si riesce a lavorare e nell’esclusivo interesse generale della comunità. La tesi che sostenevo, e che sostengo, era la legittimazione del Forum delle consulte che operò la scelta degli aspiranti alla carica di difensore civico”.
“Ora, dopo una rapida ricognizione degli atti, si devono porre le condizioni per assicurare ai bitontini di poter avere il loro paladino, espressione del sano vivere civico e arbitro dell’imparzialità della pubblica amministrazione. Auspico che la sensibilità del Consiglio Comunale sull’argomento consenta, quanto prima, alla città di beneficiare della preziosa opera del difensore dei diritti del cittadino”, si augura il vice di Raffaele Valla.

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