Voci nostre, il nuovo spettacolo di TeltroGezz
Storia narrata da Alessandra Lorusso e cantata da Angelo Verbena
Una sera di mezza estate o giù di lì.
Il chiostro dell’Istituto Sacro Cuore è assediato dall’afa. E da un religioso – poteva essere altrimenti? – silenzio.
Il ritaglio di cielo che lo sovrasta è trapunto di piccole stelle, che sembrano lucciole incantate.
Per un attimo minuscolo ed eterno, infatti, si sono fermate a contemplare un gioiello musical-teatrale, che parla di sorrisi e lacrime, di dolori e felicità, di sogni e libertà.
Di questi tempi, un dono da tenere stretto nel pugno come un aquilone assetato d’azzurro.
I ritmi, ora incessanti, ora suadenti, ti catturano. Parole e note profumano di mediterraneo, pentagramma del cuore di chi ci vive di fronte. Perché il mare non ha padroni, ma è di chi lo sta ad ascoltare.
“Voci nostre”, il nuovo spettacolo del Gruppo Teatrale d’Avanguardia e Sperimentazione TeALtro Gezz, è stata una conchiglia da posare sull’orecchio per auscultare (non trattasi d’errore, ma è verbo volutamente da miocardio) il rapinoso canto di quel pelago arcano.
Ci scoprirai l’amore e la libertà, le tradizioni dei popoli più diversi e pure così uguali.
La storia narrata da Alessandra Lorusso, dominatrice dell’impiantito, e cantata da Angelo Verbena, in grado d’animare qualsiasi cosa con la voce e la chitarra, scandita dalle percussioni di Donato Castagna, ti si rivelerà quale intreccio inestricabile e bellissimo di vite.
La pizzica inseguirà la taranta per abbracciare la tammurriata e fare l’amore con il sirtaki.
Il viaggio di Asfur verso la libertà sarà un dolce e atroce ricamo di parole e sogni.
L’intensità dell’interpretazione di Giuseppe Ricci, Mariligia Lovascio, Angelica Rubino, Lidia Valenzano e Gianluca Piccolo e la regia folle e sapiente (ossimoro d’una vita, non solo d’un mestiere) di Oriana Amendolagine impreziosiranno la variopinta creazione.
Forse, il rammarico è che ti pare finisca troppo presto, lo spettacolo.
Ti resta un mistero, però, nell’anima.
Non saprai mai se, quando le luci sul palco si spengono, quella che sdrucciola giù sulle tue gote è una lacrima o una stilla di Mediterraneo…
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