Dopo lunga malattia, muore Franco Tafuni
Ad accendere i riflettori sulla sua tragedia era stato il giornalista bitontino Lavacca
Chi non abbia giocato almeno una volta nella sua vita al "Cagnazzi", non può capire.
Questo fazzoletto di deserto incastonato nel cuore di Altamura era, è e resterà per sempre la vera casa di Franco Tafuni.
L’arrembante terzino, ma pure mediano, direttore sportivo e presidente della storica squadra che raggiunse la serie C2 è onnipresente. Le pareti degli spogliatoi, sotterranei budelli, sono istoriate di sue foto.
Ma di più: lo senti ancora urlare mentre piomba di tra un nugolo d’avversari per calciare con vigore un cuoio consunto lontano dall’area di rigore.
Sugli spalti, muraglie umane di tifosi impazziti di gioia.
Quest’uomo eroico, che di pallone viveva, s’era inventato tutto pur di portare la città federiciana dal purgatorio regionale al quarto campionto nazionale.
Quanti ricordi.
Quante emozioni.
Era ancora l’epoca del calcio faidate, dove una stretta di mano ed un’amicizia contavano più dei danari.
Era diventato amico, pensate un po’, di Giampiero Boniperti e Michel Platini, che vezzosamente ogni due per tre "minacciava" di chiamare al telefono.
Padre di una progenie di pedatori altrettanto coraggiosi (quattro figli seguiranno l’amore paterno, infatti), un bruttissimo giorno si sentì venir meno le forze. Il destino era segnato, il domani chiuso in una notte eterna.
Si chiama SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica la torva nemica dei calciatori in pensione. L’esistenza si riduce ad una carrozzina e il corpo che piano inesorabilmente si spegne.
L’elenco dei pedatori ammazzati da questa bestia spietata è lungo un centinaio di nomi, più o meno famosi.
Sennonchè, quando la malattia terminale è interminabile, il dolore si lenisce se senti intorno al cuore la solidarietà di tutti. Così, un giornalista, il bitontino Nicola Lavacca, raccontò a tutto il mondo del calcio, spesso ipocrita e perbenista, la storia di quest’uomo invincibile e pur colpito a morte, forse per colpa di alcune sostanze che gli venivano somministrate quando giocava per recuperare rapidamente dagli infortuni. Articoli, iniziative, manifestazioni: tutto per Franco, per farlo sentire meno solo.
Ieri notte, il calvario di Tafuni, che in gioventù vestì la maglia neroverde del Bitonto, è giunto alla sommità, vetta di sofferenza e principio di pace.
Pare che ora si sia messo in testa di portare ancora più in alto una squadra di angeli (ma esisterà lassù la serie C2?)…
Commenti
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Un grande personaggio,celebre anche qualche sua intervista,da gialappas.Per certi versi era il nostro Anconetani,indimenticabile presidente del Pisa inizio anni 90.Onore a te Franco TAFUNI,che la tua stella possa splendere ancora.







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