Ma il Difensore Civico quando arriva?

Mario Sicolo
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Che storia, quella del Difensore civico. A Bitonto.
Probabilmente, a raccontarla tutta, nel dettaglio, non basterebbero le pagine di tutto il giornale.
Ma la cronistoria s’ha da fare, se non altro per capire come mai non abbia mai visto la luce da noi questo implacabile Cannavaro (nei desideri della cittadinanza) o goffo Niccolai (nei sogni dei partiti).

Tutto parte quasi quattro lustri fa: 1990. Nell’anno delle notti magiche, il legislatore istituisce per i Comuni questa figura imprescindibile per ogni amministrazione democratica che si rispetti (appunto, anche in senso riflessivo: cosa rarissima), dando la possibilità agli enti locali di dotarsi di appositi regolamenti per la disciplina della procedura di elezione e di funzionamento.
Quindi, tutti al lavoro sulle sudate carte. Con i classici tempi nostri, la deliberazione consiliare arriva nel dicembre del 1997. Breve maretta perché c’è una norma transitoria che consente ai politici di nominare pro tempore il Difensore. Insorgono le associazioni – “Agorà” in testa – e tutto rientra.

Puntuale (?) il bando compare a settembre del 2003. Gli aspiranti: 57. I candidati verranno scremati dal Forum delle Consulte. La rosa, dunque, ha sei petali: il geometra e giornalista Franco Amendolagine, l’avvocato Luigi Carbone, l’ingegner Francesco Minenna, il dottor Gerardo Pagone, l’avvocatessa Anna Maria Saracino, l’insegnante Marco Vacca, in rigoroso ordine alfabetico. Si va di nuovo in consiglio. Tutto bloccato. C’è da riprendere in mano la bibbia del regolamento. Alacri studiosi all’opera. Si ritorna alla carica? Macchè. Tutto da rifare, c’era qualcosa di irregolare. Insorgono le vittime dell’ingiustizia. Consiglio di Stato e presidente della Repubblica sono avvisati. Un nuovo bando, un paio d’anni fa, viene bandito (la ripetizione della formula non fa presagire nulla di buono…). Piovono nuovi curricula. La sestina è di nuovo pronta al principio del 2008: il dott. Emanuele Acquafredda, il dott. Francesco Labellarte, l’avvocatessa Mina Lattanza, il geometra e giornalista Franco Amendolagine (una conferma), l’ing. Arcangelo Perrini, il prof. Michele Giorgio.
Incombono le amministrative.

Tra volontà di non strumentalizzare e il segreto intento – che mai sarà confessato – di giocarsi quella poltrona per tattiche future, si temporeggia.
Le urne, a sorpresa, riscrivono la storia. A Bitonto è capovolgimento sismico.
Al centrosinistra subentra il centrodestra nelle stanze dei bottoni. Tutti s’aspettano che finalmente qualcosa si faccia. Ciononostante, dicono – ma più che una diceria, era proprio una delibera – che la Bitonto Estate del 2008 sia nata sulle ceneri del povero stopper delle ingiustizie.
Nell’ultimo bilancio nottetempo approvato, ci sono 9 mila euro in più sul capitolo Difensore Civico. Frattanto, coloro che avevano reso edotto dell’accaduto il buon Napolitano, pare abbiano vinto il ricorso. Sarà disfida con i nuovi pretendenti?
Insomma. Il difensore civico, questo fantasma triste, lucida le catene e immerge nella candeggina il lenzuolo. E aspetta e spera.
Proprio come i cittadini…

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