Terremoto in Abruzzo. Il dramma dei bitontini residenti a L’Aquila
La tragedia nel toccante racconto di una famiglia sfollata di nostri concittadini
Ore 3 e 32 di lunedì mattina.
Siamo in Abruzzo, nel cuore dell’Italia.
Il suo cuore più ridente e generoso, ospitale ed operoso, sta per essere ferito mortalmente.
La natura ha deciso di colpire, forse tradita da chissà che.
La terra trema. Paurosamente. Tremendamente. Micidialmente. I sismografi dicono 5,8 gradi della scala Richter.
Tutto, in un battito di ciglia, diventa ruderi e macerie.
Le case sono friabili e franano miseramente su sè stesse. Tetti piovono in frantumi. Pavimenti sprofondano in voragini. S’aprono rughe scoscese lungo i muri. La vita di molti diventa improvvisamente un cumulo di nulla.
"E’ inenarrabile, è inenarrabile quello che è successo. No, non si può raccontare", la signora L. ha la voce rotta dalle mille lacrime, che non ha pianto, e dallo sgomento che le ha squassato l’anima.
"La scossa è stata terribile. Mi sono alzata immediatamente dal letto e sono corsa a prendere il mio bimbo più piccolo, gli altri sapevo che avrebbero fatto da soli. Ci siamo messi a correre all’impazzata, mentre alle nostre spalle tutto crollava".
L’Aquila è diventata una città fantasma. Onna, rasa al suolo, quasi non esiste più.
La disperazione colora di nero il presente: "Siamo stati un po’ in auto e abbiamo visto crollare il resto della nostra casa. Siamo venuti giù perchè qui, a Bitonto, ho mia madre ed è rimasto un punto di riferimento. I miei ragazzi avevano ancora addosso i pigiami quando siamo arrivati. Il bambino, adesso, in piena notte si sveglia e piange".
La mamma non vede luce nel cielo del futuro: "Adesso non abbiamo più niente, più niente. Ci hanno detto che della nostra abitazione, in centro, proprio in una traversa di via XX settembre, sono rimasti solo i pilastri principali, volevamo andare oggi a controllare, ma la protezione civile ce l’ha impedito. Non ci resta più niente. E pensi ai nostri ragazzi che dovranno ricominciare tutto da capo".
Già, si tratterà di ritornare a vivere, dopo aver visto morire dinanzi agli occhi tutto: uomini, donne, bambini, cose, case, chiese…
Loro hanno dignità da vendere e non lo dicono apertamente, ma è evidente che ci vuole una grande prova di solidarietà da parte di tutti i bitontini.
Ora tocca a noi dimostrare quanto valiamo per davvero…
Commenti
-
Siamo con tutti voi, per quanto riduttivo possa essere!!!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare