Centro Eughenia, la vera “luce” dei ragazzi

Mario Sicolo
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Quella che stiamo per raccontarvi, cari lettori, è una storia di "luce".
Non vogliamo intendere, qui, solo quel fascio luminoso che illustra il mondo nel quale viviamo, ma pure quella fiaccola interiore che dà una ragion d’essere alla nostra esistenza.

Il nobile teatro di questa favola a lieto fine è la Cooperativa sociale Onlus Eughenia.
Chi vi lavora, deve avere innanzitutto "pazienza, passione, professionalità". Ce lo assicura Michele Bulzis, che di questa realtà è il responsabile. I suoi collaboratori possiedono senza dubbio queste caratteristiche, lo si capisce dall’entusiasmo con cui ne parla.

Due ore volano via rapidissime, mentre ci snocciola vicende umanamente meravigliose. Ufficialmente dovrebbero occuparsi del "Recupero attraverso piani educativi individualizzati di minori a rischio di devianza o provenienti da nuclei familiari multiproblematici". In verità, molto più semplicemente, fanno "miracoli".

Si tratta, infatti, di raddrizzare virgulti che potrebbero torcersi pericolosamente, steli che il vento potrebbe trascinare qui e là senza che il fiore possa sbocciare liberamente.
Già, quello che i tecnici chiamano utenza è tutta questa umanità ferita dai giorni, che, in questi locali su via Abbaticchio, prima traversa per la precisione, rinasce. "Devono capire che si può avere un’altra possibilità. Sempre", ripete il dottor Bulzis.

L’ultimo episodio ha riguardato una famiglia, che abitava nel nostro centro storico. Come vivesse, è tutto da spiegare.
Campavano tutti senza luce. Da anni.
Ma sapete cosa vuol dire passare le ore con la fiammella tremula d’una candela che a stento vince il buio che tutto annera? E’ come se le tenebre regnassero in ogni angolo ed una lucciola smarrita fosse l’unica, ultima, flebile speranza. E’ come se si divenisse – subito, d’estate, un po’ più tardi, d’inverno – tutti quanti ciechi e ci si muovesse tastando le cose per riconoscerle.
A questo s’aggiunge che mancava pure l’acqua. Dunque, l’igiene, per ovvi motivi, non era il massimo e la fontana pubblica dispensava con fatica il quantitativo necessario per la giornata.

Insomma, non se la spassavano i nostri concittadini.
Tutto questo fino a quando, un bel (ma bello per davvero) giorno, il figlioletto di questa coppia viene destinato al Centro.
Qui, ci si doveva occupare dei suoi studi e dell’extrascuola. Normale amministrazione. 
Solo che, se questo mestiere lo vivi col cuore, finisci per andare oltre. Ben oltre.
Ti entra dentro la storia di questa famiglia.

Michele attiva immediatamente tutti i canali possibili per riportare alla normalità la loro esistenza, sono tanti i problemi da risolvere. Dalla disoccupazione del padre alla corrente elettrica, appunto.
Si fa garante persino dei danari che verranno utilizzati per sopperire alle carenze e si passa all’attacco. I tempi burocratici vengono superati con pazienza. La rete funziona, se tirata dalle parti giuste e con la dovuta determinazione.

Il giorno in cui è tornata a splendere la luce in quella dimora, tutto è sembrato più bello. A grandi e piccini.
E’ arrivato per giunta il lavoro al papà.

Tornato il sorriso sui volti di queste persone, gli uomini e le donne della cooperativa si sono rimessi al lavoro.
Ci sono mille piccoli "miracoli" quotidiani che li attendono…  

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Commenti

  • pippo68 (utente non verificato)

    Finalmente una bella notizia. Grazie Eughenia!

  • antonio67 (utente non verificato)

    Peccato dover sentire ancora di queste realtà a danno di minori! Per fortuna si può contare su persone attente a certe problematiche. Bravi e andate avanti così!

  • raffa71 (utente non verificato)

    Peccato dover sentire ancora di queste realtà a danno di minori! Per fortuna si può contare su persone attente a certe problematiche. Bravi e andate avanti così!

  • lerch (utente non verificato)

    Sono felice che a Bitonto qualcosa inizi finalmente a muoversi.

  • mikir79 (utente non verificato)

    Sono proprio questi centri,e tutta la gente che lavora in questo settore,a far si che un giorno la nosrta città diventi simbolo di civiltà;perchè è proprio sui giovani che bisogna conentrarsi affinchè non ci sia più la criminalità nel nostro territorio.Sperando che le entità pubbliche lo tengano a mente,sempre!
    Continuate sempre così,siete il nostro orgoglio.