Superbi Remo Girone ed Eleonora Giorgi in “Fiore di Cactus”
Un sabato non è come l’altro. Meno male.
Certo, pure ieri sera son tornato con le mani arrossate, ma non le ho dovute piagare a furia di prendere appunti. Solo applausi, stavolta.
Sì, avevo anche le ciglia quasi madide di lucciconi, ma non per lo spettacolo tristanzuolo cui avevo assistito, come m’è capitato sette giorni fa, bensì per quell’imperscrutabile gioia che ti cattura quando sorridi di cuore per due ore e fischia.
È questa la differenza che corre tra un consiglio comunale bitontino ed un’opera teatrale.
Per un attimo, devo confessarlo, un brivido ha traversato tutta la mia anima nel mirare assessori e sindaci, tra ex ed attuale, ma la rassicurante vista delle maschere di nero vestite, la chioma leonina di Cenzino, il riverbero lucente dell’impiantito e la porpora del sipario mi hanno subito chetato. No, non sono a Palazzo Gentile.
Sono davvero al Teatro Traetta per gustarmi “Fiore di cactus”, commedia scritta dai transalpini Pierre Barillet e Jean-Pierre Gredy e rifatta quarant’anni fa al cinema da Gene Saks con gli insuperabili Walter Matthau, Ingrid Bergman e Goldie Hawn. Insomma, siamo tra giganti.
Un ultimo sobbalzo, prima di iniziare. Giuro: l’ultimo. Anche sabato scorso avevo avuto l’impressione che si trattasse di una serata del “cactus”…
No, no, questa volta ci sarà il fiore, ne sono certo.
Remo Girone, padrone discretamente imperioso della scena, è il dentista parigino Giuliano Foch, uno che non ha mai finito di fare il latin lover. Dopo mille conquiste, nella sua rete è caduta Tonia, giovane commessa d’un negozio di dischi, una straordinaria, eclettica Donatella Pompadour. Il trucco è vecchio come l’uomo, per star sicuro confessa alla fanciulla d’avere moglie e tre figli.
La relazione procede tranquillamente finché non decide di sposarla. L’allegra e umoresca ragazza vuole chieder venia alla di lui consorte per aver mandato in fumo un matrimonio.
Ed ora chi farà la parte della coniuge? Il dottore pensa immediatamente alla sua impeccabile, nazista segretaria Stefania ovverosia la luminosissima, eccezionale Eleonora Giorgi.
È l’inizio della fine. L’intreccio s’ingarbuglia anzichenò. Gli equivoci e i malintesi si susseguono irrefrenabili ed irresistibili. Quanta tradizione comica classica nel susseguirsi di qui pro quo, scambi di persona, situazioni esilaranti…
Preso in questo giro incredibile, il cavadenti quasi si rammarica per i suoi tre pargoli. L’immaginazione ha vinto sulla realtà ed ha smascherato i sentimenti. L’epilogo rimette gli amori a posto: l’infermiera stringe a sé il suo medico, la fanciulla può baciare lo scrittore inedito coinquilino.
Il sipario stenta a chiudersi, tanto bella è stata la rappresentazione. I presenti si spellano i polpastrelli, gli attori – tutti grandissimi – cercano con gli occhi raggianti letizia i volti raggianti letizia degli spettatori estasiati.
È l loro modo di dire grazie. È la ragione d’essere del loro mestiere.
Grazie Remo, grazie Eleonora, grazie Donatella, grazie a tutti. Di vero cuore.
Per una sera, avete messo in fuga i nostri quotidiani affanni.
E pure (o soprattutto?) il ricordo del consiglio comunale di sette giorni fa…
Commenti
-
Sicolo sei un poeta, il miglior giornalista bitontino, davvero complimenti….







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare