“L’arte di incidere” vista da Fioriello

Nicolò Marino Ceci
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Terminata sabato scorso, la rassegna “L’arte di Incidere” ha visto per la prima volta la collaborazione tra la Galleria “Adsum Artecontemporanea” di Terlizzi – che l’ha ospitata – e la “Grafica di Via Sette Dolori” di Matera. Regista dell’evento è stato l’artista bitontino Giuseppe Fioriello, trait de union tra le due associazioni artistiche. Vediamo come.

Fioriello, come è nata questa rassegna?
La Galleria Adsum da due anni circa si è lanciata in un ambizioso progetto: costituire una federazione di artisti in terra di Puglia, facendone un censimento ufficiale sul territorio. Mi sono subito sentito parte di questo intento, partecipando attivamente alle riunioni e ai dibattiti svoltisi in Galleria.

Poi?

Contemporaneamente a ciò, da diversi anni frequento la bottega di Via sette dolori – che quest’anno si appresta a compiere i suoi primi 30 anni di attività. In fase di programmazione delle rassegne targate Adsum ho proposto di realizzare questa mostra così da festeggiare il compleanno dell’associazione materana; stringere ancor di più un legame con il territorio da parte della galleria terlizzese e allargarne anche il campo d’azione. Ma non solo.

Si spieghi.
La Grafica di Via Sette Dolori è l’esempio di come un gruppo di amici con l’interesse comune dell’arte possano poi diventare con il tempo un consolidato e stabile punto di riferimento artistico sul territorio. Mi piacerebbe che anche Adsum possa seguire in futuro lo stesso percorso.

Quindi auspica che Adsum – da gruppo di amici interessati all’arte, chi per hobby, chi per lavoro – possa diventare un riferimento fisso artistico sul territorio?
Proprio così: la strada non è certamente facile ma sarebbe molto bello diventare un bel gruppo unito e forte. Questa scuola bottega materana inoltre rappresenta per me anche l’ideale massimo di arte contemporanea e di artista contemporaneo.

Perchè?
Tale bottega nasce dalla condivisione di una comune passione ed è così che dovrebbe essere tutta l’arte contemporanea: condivisa e allargata in modo trasversale, sia per i temi trattati, che per il linguaggio espressivo usato. L’arte contemporanea infatti oggi giocando sul linguaggio è entrata in una spirale di autoreferenzialità; mentre invece dovrebbe tornare a dialogare e a comunicare con l’osservatore dell’opera – proprio come avveniva nell’arte romana dove le opere contenevano riferimenti che erano compresi e capiti da intere popolazioni, anche se analfabete.

E’ quindi contrario al linguaggio ermetico dell’arte contemporanea?
L’arte deve riappropriarsi di spazi comunicativi che ha perso, ritornando ad rendere comprensibile, capibile e anche piacevole il suo messaggio. Bisogna ritornare alla gente.

Veniamo alla rassegna.
“L’arte di incidere” nasce da una precedente rassegna ospitata nella Fiera di Potenza. Rispetto a quella, la mostra terlizzese è stata potenziata però nel numero di opere esposte – circa 40.

Un commento tecnico sulle opere.
Gran parte delle opere esposte sono realizzate con tecnica scolastica di incisione – acqua forte abbinata all’acqua tinta – mentre io, Vittorio Manno e Angelo Rizzelli – figure di riferimento della bottega – abbiamo incentrato la nostra tecnica incisoria non tanto sulla riproduzione di soggetti, quanto sulla creazione di nuovi e inediti soggetti.

Quali i temi trattati?
Prevalentemente paesaggi urbani e rurali, con la distinzione di Rizzelli che si è concentrato su forme essenziali e legate alla tradizione figurativa astratta del ‘900 – come Burri -; Manno che ha focalizzato e ingrandito dettagli e particolari di oggetti; fino ad arrivare al sottoscritto, con un trittico di opere dal nome “Sidun” – Sidone, l’antico nome di Beirut – con cui h voluto ispirarmi alla celebre canzone di Fabrizio De Andrè.

Sarà ancora itinerante questa mostra?
La prossima tappa è la Galleria “Dueffe” di Bari, con il vernissage previsto per oggi, venerdì 20.
Sono in previsione altri progetti di Adsum con la bottega materana?
Per ora no, ma auspico una trasferta della galleria terlizzese a Matera al più presto.

Il maestro Guido Strazza, parlando della mostra “l’arte di incidere” ha dichiarato: "una mostra che è verifica e testimonianza di un impegno ideale e civile ma certamente, credo più di ogni cosa, festa dell’arte e augurio per il futuro". Che ne pensa?
Quando il Maestro Strazza parla di ‘civiltà’ si riferisce alla volontà di non erigersi come maestro, conservando invece una ‘democrazia del lavoro’, nella piena umiltà: anche l’allievo può diventare maestro e dargli perfino spunti e suggerimenti. Nessuna autorità ma autorevolezza dell’esperienza: spero che l’artista contemporaneo più in generale possa recuperare questo importante senso etico – civile dell’arte.

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