Quanta magia ne “I Treni” di TeAltroGezz…

Mario Sicolo
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Il cicaleccio della platea presto dovrà spegnersi.
Sta per schiudersi il sipario. Solo, al di là di questo, si vede un leggio con un quadrante d’orologio.
“Ecco, vedi, la nostra vita è una ruota che gira. Una volta può uscire il tre, un’altra il dodici. L’importante è sapere aspettare”, chi mi dice queste parole è l’anziano signore che mi siede accanto. Gote rubizze, pelle levigata dai giorni, non si stupisce dell’intenso “taglia e cuci” dei presenti in poltrona, ha fatto per anni il sarto.

Silenzio. Il buio s’impadronisce del teatro, le luci sono solo per il palco. Quattro musicisti a destra (gli artisti eccelsi sono Angelo Verbena, contrabbasso, chitarra e voce, Livio Minafra, fisarmonica, Donato Castagna, percussioni, Vittorio Gallo, sax), orologi penzoloni dappertutto, una voce recitante che traversa con maestria tutte la gamma di tonalità interpretative: dal serio al faceto, dall’ironico al tragico, per arrivare persino alla voce di ruvido crooner. La stazione che non c’è manda annunci folli che ci dicono che la vita è fatta di attese. Sogni. Speranze. Coriandoli di parole, relitti di dialoghi mai avvenuti, piovono sul palcoscenico. Lentamente. 
Chissà se il treno passerà o no, l’importante è esserci. Imbottire la valigia di onirici progetti e stare lì ad aspettare. Ah quanta umanità scorrerà su quella banchina…

Un uomo – forse quello di oggi, di questi tempi così tristi e deserti? – che sa di homo ortopedicus dechirichiano, la fanciulla perbenista che si muove tra la gente per pregiudizi. Lo scrittore che abbraccia nel cuore tutto l’universo e sospira su una panca divenuta la sua casa. Appare e spare l’ombra inquietante e vera della speaker. Danzano come farfalle candide le altre due protagoniste e simulano, coi loro passi calibrati e lievi, il desiderio profondo d’essere.

“Guarda, i giovani sono felici soprattutto quando danno tutto sé stessi, ascoltiamoli”, il vecchietto sogghigna affianco. E mi fa pensare che nonni e piccini hanno la stessa, gioiosa fretta di vivere.
Eh sì, perché questi ragazzi (Mariligia Lovascio, Piergiorgio Meola, Agostina Pascazio, Gianluca Piccolo, Giuseppe Ricci e Angelica Rubino), che vedete quasi aleggiare sull’impiantito, sono studenti che hanno un’anima piena zeppa di tutto. Per carità, non sono santi, sono solo giovani che pensano con coscienza la loro esistenza. E, vi assicuro, è davvero tanto. Merito di chi le guida, sul palco: la sempre più solitaria annunciatrice Alessandra Lorusso, e dietro le quinte: la geniale, incasinata regista tuttofare Oriana Amendolagine.

Frattanto, le lancette corrono, s’inseguono, qualche volta si sfiorano, ma, poi, tutto passa. E ritorna come prima.
Ad un certo punto, gli attori son tutti in fila e le loro braccia girano tutt’intorno proprio come lancette. Non è il tempo che scorre, siamo noi che scorriamo.
E, quelle due strisce di ferro dei binari, che s’allungano verso l’orizzonte, sono il nostro destino. Che si compirà – nessuno può dire quando – il giorno in cui si abbracceranno dolcemente in quel punto immaginifico e lontano, che solo gli occhi dei bambini possono vedere.

Quanta magia in questo “Treni” della compagnia “TeAltroGezz” e quanta segreta, carsica poesia in questo folle testo di Bruno Pompili, docente di lingua e letteratura francese presso l’Università di Bari…

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