A tu per tu col senatore Giovanni Procacci

La Redazione
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È una sera uggiosa di gennaio.
Le strade, a Bitonto, con due gocce già s’allagano. Figuratevi quando cade copiosa la pioggia.
Il senatore Giovanni Procacci ci accoglie nel suo studiolo spartano. Carte da approfondire, tutte importanti, un paio di libri da leggere contemporaneamente, la foto con l’ex premier Romano Prodi incorniciata sulla parete alle spalle.
Il sorriso con cui ci abbraccia pare quello di un commilitone, che s’è fatto valere in una dura battaglia, difendendo le sorti del Mezzogiorno.
La grande, epocale Riforma del Federalismo, se non sarà del tutto verde (leggasi: leghista), sarà proprio per merito del senatore bitontino. Che ha sostenuto numerosi emendamenti non ostruzionistici, ma sensati. “Perché sono d’accordo sul fatto che è arrivato il momento di guardare in maniera diversa al Meridione. Ci vuole più responsabilizzazione degli enti locali”.
“Molte modifiche sono state apportate sul testo originale. L’astensione, dunque, è il segno del cambiamento delle proposte iniziali del governo ed è motivata perché Tremonti ha rifiutato di fornire del disegno di legge le spiegazioni su quali siano le eventuali coperture delle spese”, comincia ad illustrare.
In trincea, non c’erano molti compagni: “Da solo ho difeso gli interessi del Mezzogiorno. Avrei voluto confrontarmi con Raffaele Fitto, ma non s’è visto. Erano molto più presenti Bossi e Calderoli, che, tra l’altro, sono stati molto disponibili al dialogo”.

Primo emendamento. “Per i comuni, i fondi europei non sostitutivi di quelli statali ma aggiuntivi. Lo Stato non può abbandonare i Comuni, che sono già stati molto danneggiati, visto che non sono stati ancora versati i i risparmi scaturiti dall’eliminazione dell’ICI”.

Secondo. “Patto di convergenza, i servizi più importanti avranno lo stesso prezzo ovunque”.
Terzo. “A livello fiscale, la regione di riferimento è quella a più alta capacità fiscale, quindi la Puglia è avvantaggiata perché non è la prima”.
Quarto. “Altro emendamento importante è quello che riguarda la tassa di scopo che ogni Comune può inserire per raggiungere determinati obiettivi: questa, però, deve essere sottratta alla capacità fiscale e non aggiunta, solo così sarà controllato il tetto del peso fiscale e questa particolare imposta potrà mantenere la sua ragion d’essere”.

Quando prendeva parola il professore in commissione, quasi tutti i colleghi strabuzzavano gli occhi, meravigliandosi di come un docente potesse essere ferrato sì tanto in economia: “Altri emendamenti approvati sono sull’edilizia scolastica, asili nido, minori”.

Nei giorni scorsi, a Bitonto s’è parlato del Piano strategico Ba2015, ovverosia città metropolitana e dintorni. Anche di questo si parla nella Riforma: “E’ stato cassato l’articolo che dava alle città capoluogo tutti i finanziamenti per reinserire nel testo art.21 bis. Tutti i territori potranno partire, l’iniziativa può essere presa da ogni singolo comune, o dalla provincia, o dalla città capoluogo”.

L’argomento appassiona il senatore: “Sarà d’obbligo il referendum per partecipare all’area metropolitana. Con la regione contraria deve esserci il quorum del 30%, con la regione favorevole non c’è quorum. In più, le città, che non vogliono farne parte, possono farlo, rimarranno i Comuni e ci saranno i consigli metropolitani. Di conseguenza, le province saranno abolite con un risparmio di 50 miliardi di euro annui”.

Dal generale al particolare. Dalla nazione al comune. Chiediamo al cittadino Procacci come vede il suo borgo natio. “Bitonto mi pare uguale a prima. Il problema ordine pubblico c’è e non può essere risolto da una forza politica ma dall’intera comunità”.

“Per ora – prosegue senza intento polemico – non ci sono grandi innovazioni, ma sono passati solo 8 mesi dall’insediamento di Valla e, quindi,probabilmente è ancora un periodo di ambientamento per loro. Io non intervengo sulla politica locale, ho chiesto soltanto l’incontro in consiglio comunale con la Cosentino per chiarire la vicenda ospedale. L’assessore Tedesco, in proposito, mi ha assicurato che ci saranno nuovi poliambulatori con la struttura complessa del pronto soccorso che non sarà smantellata”.

A questo punto, subentra una strana amarezza nel nostro prestigioso interlocutore: “Noi, purtroppo, non siamo all’altezza della città consegnataci dai nostri padri. A Bitonto manca educazione civica, manca la formazione a vivere insieme. Bisogna attuare un’offensiva culturale e formativa e pensare a progetti che migliorino le persone. Ho intenzione di realizzare una fondazione insieme ai presidi per costruire una classe dirigente che possa guidare l’umanità in questa nostra città”.

Quale può essere la soluzione? “Bisogna lottare contro la devianza minorile, costruire ponti con la Bitonto nascosta. Ci vogliono le teste di cuoio anche tra i professori. Potremmo fare come in Francia con corsi di alta specializzazione per imparare ad affrontare ragazzi difficili: ovviamente gli stipendi dovranno essere raddoppiati. Meglio investire nella prevenzione e non nella repressione”.

Doverosa la panoramica sul curriculum lungo quanto un papiro del senatore: “La mia vita politica ha preso le mosse nella democrazia cristiana, a 30 anni ero capogruppo in comune di un gruppo consiliare di 13 persone. Poi, sono stato assessore e vicesindaco. Nel 1994 Prodi mi consegnò le chiavi del partito dei Democratici, l’Asinello, per la Puglia, prima, e poi per il Sud”. “Sono stato eletto due volte al Parlamento Europeo, ho partecipato alla costituzione dell’Ulivo, prima, e, poi, del Partito Democratico, ancora 2 mandati al Senato. Per il futuro, invece, mi dedicherò all’educazione dei giovani, senza pressioni politiche”.

Infine, i problemi all’interno della sua attuale “casa”: “Il Partito Democratico è in difficoltà, è inutile nascondercelo, l’attuale dirigenza è inadeguata perché non può cambiare e rinnegare il suo passato. Il PD potrà correre quando si rinnoverà. La sconfitta elettorale è stato uno shock, che spero abbiamo trasformato in beneficio. Ora c’è la volontà di rinnovare il partito, cosa che non deve avvenire con l’eliminazione del vecchio, ma con una graduale osmosi tra vecchio e nuovo”.

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Commenti

  • tomb (utente non verificato)

    E’ una cosa che da sempre mi chiedo, come mai i nostri, quelli del sud, e non quelli di sinistra o di destra, non facciano prevalere le proprie idee, culture, e perché no, tirare un po’ di acqua al proprio mulino. Per che cosa, per la poltrona? Basti vedere la copertura dell’ICI, per non andare troppo indietro. Ma questo avviene da sempre, ed è un gran peccato.

  • rasputinba (utente non verificato)

    è l’unico politico che passeggia liberamente per bitonto.. complimenti!!

  • micot (utente non verificato)

    “A Bitonto manca educazione civica, manca la formazione a vivere insieme”. Sen.,a noi cittadini non serve la sua comprensione,ci servono soluzioni anche drastiche,altro che federalismo…Buon lavoro.