Illuzzi (IdV): “Ospedale, siamo alla vigilia dell’ennesimo scippo?”

dott. Franco Illuzzi, consigliere comunale
0 commenta

Viviamo da tempo l’esperienza della mega Asl provinciale, nata dalla creatività della giunta Vendola, innamorata dell’idea di razionalizzare la Sanità regionale con fusioni ed accorpamenti, che ha prodotto sul piano strettamente organizzativo una situazione di obiettiva asimmetria con una serie di figure dirigenziali, gli ex direttori delle Asl subprovinciali, senza effettivi poteri decisionali ed un unico supermanager, il direttore generale, con enormi e sconfinati poteri.
Una struttura così accentrata inevitabilmente allontana chi deve decidere dalla realtà da governare; ne consegue un rischio elevato e concreto di operare scelte alla cieca.

A dirigere la Asl Bari è stata chiamata l’avv. Lea Cosentino, che sarà attrice principale ed interlocutrice attesa di un Consiglio comunale monotematico sulla questione ospedale e sui servizi sanitari riservati ai bitontini.
A lei l’invito a riflettere seriamente, da persona di buon senso prima ancora che da supermanager, su alcune questioni aperte e strettamente collegate alla vicenda del nostro Ospedale.


Riformare il sistema: quale progetto? con quali risorse?
Per rendere il sistema sanitario più adeguato ai bisogni e alle attese della gente, la Sanità deve essere vista come investimento e non come spesa sganciandosi dall’etichetta di questione unicamente politica, fredda e calcolatrice. Si tratta di occuparsi di persone e non di numeri.

Il progetto principale deve consistere nel ridurre quanto più possibile la “frattura” tra richiesta dei cittadini e risposta del sistema sanitario, snellendo pratiche e procedure, accentuando equità e accessibilità delle prestazioni, garantendo capillarità di assistenza, privilegiando interventi di promozione della salute in grado di contenere la spesa pubblica.

La ricomposizione di questa “frattura” passa per alcuni elementi obiettivi di valutazione:
– non deve creare ricadute negative sul piano socioeconomico;
– deve tenere in debita considerazione le crescenti esigenze legate all’aumento delle famiglie monoparentali e all’invecchiamento della popolazione (nel 2050 si stima che il 50% degli italiani avrà un’età intorno agli 80 anni) ed al conseguente incremento delle situazioni di cronicità della malattia;
– i continui progressi medici, scientifici e tecnologici innalzano la qualità delle prestazioni, ma anche il loro costo, rendendo insufficienti le risorse anche nelle più floride e sviluppate economie, ampliando la fascia di popolazione che non sempre è in grado di pagarsi le cure di cui ha bisogno;
– la prospettiva di riforma federalista dello Stato, rende ancor più stringente la necessità di un serio monitoraggio della spesa sanitaria: continuare con gli errori nella programmazione, nell’uso e nel controllo delle risorse rischiano, in assenza di interventi garantiti centralmente dal Governo, di penalizzare in modo pesante i cittadini.
In definitiva ognuno di noi ha il diritto di avere dallo stato quello che serve per conservare una buona salute ma ha anche il dovere di realizzare che le risorse non sono illimitate.

La sfida che abbiamo di fronte è impegnativa, da un lato garantire universalità ed equità delle cure erogate e dall’altra tenere sotto controllo la spesa.

L’Ospedale di Bitonto: quali aspettative realistiche?
Il campo della Sanità non può ridursi a criteri essenzialmente manageriali, l’aziendalizzazione pur necessaria e sancita dalle leggi deve migliorare i servizi e non cancellarli.

I problemi dell’Ospedale di Bitonto partono da lontano; non è mai stato un ospedale di eccellenza, ma non per questo semplice motivo i suoi pochi servizi esistenti meritano l’azzeramento. Forse l’Ospedale di Bitonto in tempi lontani può aver perso l’occasione di trasferirsi in aree che anche da un punto di vista strettamente urbanistico (parcheggi, viabilità, infrastrutture) potevano valorizzarlo e renderlo concorrenziale.

Ma è inutile rinvangare il passato. Tutte le forze politiche devono fare quadrato intorno a quel poco che resta senza pretestuosità e soprattutto “difendendo il difendibile”. Tutti insieme, politici e cittadini, dobbiamo avere ben chiara la gerarchia fra necessità e desideri; ognuno di noi vorrebbe un grande ed efficiente ospedale nella propria città, magari nel proprio quartiere, ma questa non è la realtà.

Il mio auspicio, la mia speranza per il futuro è quella (in passato vagheggiata dall’assessore Tedesco e subito soffocata) di creare un grande ospedale di eccellenza a distanza intermedia e ragionevole da Terlizzi, Molfetta, Giovinazzo e Bitonto.

Ma nell’immediato non possiamo non schierarci a difesa e miglioramento dell’esistente pretendendo, che una città di 60mila abitanti debba avere un nosocomio in cui garantire una buona offerta sanitaria territoriale: servizi di day hospital e day surgery, una unità di pronto soccorso e di stabilizzazione delle urgenze di altissima efficienza, poliambulatori specialistici in grado di dare risposte ai bisogni dei cittadini con professionalità e in tempi rapidi.

Costringere gli utenti di continuo anche per visite specialistiche ed esami a tecnologia intermedia con (tempi di attesa) indegnamente lunghi non è giusto e non socialmente accettabile.

Anche la riconversione del reparto di medicina in lungodegenza è un falso problema, poiché un reparto di lungodegenza senza un supporto geriatrico-riabilitativo specialistico significa creare un cronicario senza speranza.

La direttrice Cosentino dimostra grande saggezza nel venire in Consiglio ad illustrare e difendere il proprio progetto, ma tutto questo se non lascia spazio per le nostre proposte e senza una minima possibilità di sensata contrattazione con un tavolo tecnico-sanitario della nostra città apparirà come una sopraffazione!

Qualcuno le dovrà ricordare che il governatore Vendola, che l’ha piazzata alla guida della più importante Asl pugliese, aveva promesso “di restituire il maltolto” cioè i reparti (chirurgia, urologia, pediatria, ginecologia ) trasferiti altrove dal piano di riordino ospedaliero voluto da Fitto, suo predecessore alla guida della Regione. Lo scippo sanitario, usata come arma elettorale, fruttò a Vendola i voti bitontini decisivi per sconfiggere Fitto; e proprio a Vendola non sfuggirà che la storia potrebbe ripetersi a parti invertite se la linea continuerà ad essere quella della penalizzazione socio-sanitaria per la nostra città.

La Casentino dovrà fornirci domani una qualche ragione sociosanitaria, morale, politica per chiudere gli occhi sulla realtà e perdonare a Vendola uno scippo grave quanto quello che tutti abbiamo rimproverato così aspramente a Fitto.
Chi fa politica dovrebbe ricordare che, anche se declamate nel furore di un comizio le promesse alla gente vanno mantenute.

avatar

Commenti

  • sniper1956 (utente non verificato)

    ma veramente sognate ancora che ritornino i reparti che nel corso di questi ultimi 9 anni vi siete fatti scippare senza sprecare un solo fiato?
    avete visto negli ultimi 5-6 anni dove sono stati indirizzati i soldi della sanità?
    all’opera SS.MEDICI…..
    xchè non chiedere un mega ambulatorio con tutte le specializzazioni fruibile 12 ore al giorno?
    implemento della day-syrgery e day-hospital
    e chiusura del P.S. che è un pericolo senza reparti e reperibilità.

  • sniper1956 (utente non verificato)

    vi siete fatti prendere in giro da MARIELLA(1994-1996) poi da PENTASSUGLIA(1998-2002), poi da PELLEGRINO(2003-2005), da ROCCO CANOSA (2006) ed ora dalla bambolina….(2007-2008-2009)
    ma ci fate o ci siete??????????
    state ancora sognando i 9 reparti che da ignavi vi siete fatti scippare?