Bitonto ricorda l’agente Michele Tatulli, vittima delle Brigate Rosse

La Redazione

Ieri deposta una corona di fiori in Comune

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Alla presenza del Questore di Bari, Vincenzo Speranza, del sindaco di Bitonto, Raffaele Valla, del vicesindaco, Domenico Damascelli, del dirigente del Commissariato di P.S., Arturo Rutigliano, e del comandante della Polizia Municipale, Leonardo De Paola, ieri mattina, intorno alle 10, è stata deposta una corona di fiori in memoria di Michele Tatulli, giovane poliziotto ucciso dalle Brigate Rosse negli anni di piombo.

La deposizione, sotto la lapide in memoria del nostro eroico cittadino, è avvenuta alla presenza di pochi familiari e pochi cittadini, a dimostrazione che Bitonto ha dimenticato il sacrificio di un suo figlio, nel solco di un comportamento tutto italico che lascia ancora opportunità di parola ai terroristi e poco volentieri ricorda chi ha servito la patria arrivando a sacrificare l’esistenza per essa.

Anche un semplice torneo di calcio in sua memoria potrebbe servire a ricordare Michele Tatulli in maniera più degna. Noi lo proponiamo, vediamo se le istituzioni accolgono il nostro invito.

Chiudiamo questo articolo con le parole, sagge e profonde, del nostro collega Marino Pagano, penna eccellente ed animo nobile.

"Non più corse. Non baci e carezze, nemmeno tranquille passeggiate, sereni bagni al mare o sorrisi di un’età che le correnti letterarie han sempre voluto a tutti i costi felice e verdeggiante e briosa. No: nulla più di tutto questo.

A Michele Tatulli e a tante altre vittime (giovani e meno giovani) di una stagione d’odio -che più d’odio davvero non si può- fu impedito di vivere, sognare, progettare un domani.

Bitontino, nato nel 1955, Michele fu assassinato, l’8 gennaio del 1980 (a 25 anni, dunque), a Milano, dove lavorava e prestava servizio in Polizia, presso il commissariato di Porta Ticinese.

Ad uccidere (lui e due altri colleghi) una ferina mano assassina: quella della Brigate Rosse, per la precisione gli “uomini” (lasciamo la parola a Giovanni Battista Montini, adesso: li avrebbe chiamati così) della colonna meneghina intitolata a Walter Alasia, il terrorista che, il 15 dicembre del 1976, arrestato, si chiuse in casa e, sparando sui poliziotti, uccise il vicequestore di Sesto San Giovanni e un maresciallo dell’antiterrorismo. Lo colse la stessa fine, poi.

L’attentato che tolse la vita al nostro concittadino, invece, avvenne nella periferica zona milanese di via Schievano quando, all’improvviso, da una Fiat 128 (guarda tu, l’auto del padrone..), partì una serie impressionante di colpi che uccise sul colpo Tatulli, Rocco Santoro e Antonio Cestari (questi i nomi degli altri due trentenni sfortunati servitori dello Stato, rispettivamente salernitano e beneventano).

E così, ragazzi giovani, cui la vita ancora doveva dire e dare molto, persero la possibilità di continuare i propri giorni sulla terra, perché, certo, bisognava pur salutare, omaggiare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, da poco giunto a Milano proprio per combattere il terrorismo. E che uomo maiuscolo, l’appena suddetto..

Il Comune di Milano ha posto una lapide in memoria dei caduti, lì dove l’eccidio ebbe luogo; così anche ha fatto la città natale di Tatulli, con una lapide nel nostro Municipio.

Le istituzioni, anche ieri, come ogni anno, hanno ricordato questo sfortunatissimo figlio, con la deposizione di una corona di fiori presso l’iscrizione che ne ricorda la tragica fine. Un momento di indubbia valenza morale ed educativa, quello del ricordo solenne da parte dell’amministrazione.

Appunto per questo, rattrista e colpisce la scarsa partecipazione del resto della città alla cerimonia. Probabilmente, osiamo credere e sperare che, laddove coinvolta e spinta, persino Bitonto (dove il “persino” si spiega con le abominevolmente sfiancanti notizie di cronaca degli ultimi giorni) potrebbe, magari dall’anno prossimo e con la partecipazione delle scuole, ricordare a dovere Tatulli, avviando così una riflessione sul terrorismo e sui dolori di quegli anni, coinvolgendo con forza le (dimentiche?) giovani, giovanissime generazioni.

Da un sindaco come Raffale Valla sarebbe lecito aspettarsi iniziative di questo genere.
Statene certi, sarà d’accordo con noi."

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