A tu per tu con…Nicola Pice

La Redazione
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E’ stato per dieci anni l’inquilino di Palazzo Gentile. Ha lavorato e, forse, per questo è stato anche criticato. Però, la città ha cambiato volto nei suoi due lustri, è innegabile.
Nicola Pice, professore innamorato della classicità, a bocce più che ferme per lui, contempla la nostra città. E ne parla senza alcun intento polemico. Serenamente. Nonostante, oggi, non sia più lui il timoniere, ma (“il mio amico”) Raffaele Valla.

Più che altro, sembra preoccupato: "Sono passati solo 6 mesi, qualsiasi amministrazione deve essere giudicata a fine mandato, per cui è ancora presto per valutare l’operato di questa giunta. Ci si aspetta di vedere la novità e il compimento dei progetti già avviati, ma ho paura che alcune cose non si facciano".

La sua condotta è stata sempre guidata da una strategia che mantenesse coesi gli assessorati: "Ho cercato di mantenere sempre una progettualità, mi sono imposto come figura e ho, per questo motivo, creato molte frizioni anche all’interno dei partiti; infatti, alcuni assessori attuali, sono il risultato di queste frizioni."

Ecco l’elenco di punti che gli fanno aggrottare la fronte: "Vogliamo parlare del Sottovia per Giovinazzo? Abbiamo avuto per questa opera finanziamenti della Regione, il tutto è stato approntato, non è possibile che qualcuno si alzi e dica la sua, magari cambiano qualcosa nel progetto, ma il più è fatto e d’altronde, così, si rischierebbe di perdere la seconda parte dei fondi. Non c’è niente da fare: questo è il paese della grande intellighenzia che appare e non appare, che prima parla e poi si nasconde,"

Il Fossato del Torrione angioino. "Lì non c’è umidità, ma condensa, per cui gli allarmi sono inutili. Esiste un collaudo effettuato, falso è anche il sollevamento del piano calpestio. La sovrintendenza ha approntato un progetto, grazie a Gigi Sylos e Benedettelli della Soprintendenza, realizzato con finanziamenti FAS, si è espressa contro la copertura, per cui non potrà mai approvare un progetto in questa direzione, altrimenti mi rivolgerò io direttamente alla Corte dei Conti".

La Galleria Nazionale che sarà realizzata nel Palazzo Sylos Labini mercè la donazione del prof Girolamo De Vanna. "C’è poca conoscenza dei problemi per cui ci si avventura. In piazza Cavour tutto è stato fatto, perchè non si procede alla gara? I lavori della Galleria sono finiti, la sovrintendenza vuole mandare persino qualcuno a lavorare lì, è stato persino costruita un appartamento per il custode, ma non si fa il passaggio definitivo dell’immobile al Demanio".

Il suo pallino prediletto. Il Teatro Traetta. "L’altra sera ho provato tristezza nel vedere il teatro mezzo vuoto, c’è poca vitalità, manca l’ordinaria manutenzione, pure per quel che riguarda il progetto "Teatro Minimo", temo che gli andriesi volessero soltanto un contenitore per fare quel che vogliono. Eppoi, in passato, avevano già lavorato qui da noi, non è una novità assoluta".

Una sensazione particolare. "Il paese ha fatto passi indietro nella rete tra le città; della Pianificazione del Piano Strategico Terra di Bari non se ne parla più, perchè Bari ha ottenuto quello che voleva, e Bitonto, che con la sua cultura capeggiava altri paesi che volevano essere indipendenti dal capoluogo, ha perso un’altra occasione."

Qualche sospetto. "Noi abbiam rifiutato, sempre con cognizione di causa, diverse proposte, che, adesso, chissà com’è, sono state varate. I tralicci dell’Enel fuori città, per esempio: benissimo ma in caso di guasto non pagherà l’azienda ma il Comune, quindi i cittadini. L’adsl a Palombaio e Mariotto è cosa buona, ma il privato tra qualche anno comincerà a chiedere soldi al cittadino".

La conclusione, agrodolce. "Non deve esserci cassazione della forma, ma metamorfosi, trasformazione in positivo. Se qualcuno qualcosa non la sa, dovrebbe interpellare chi ha più conoscenze. A me è capitato, per esempio, quando ho iniziato a insegnare, oppure, all’inizio del mio primo mandato, ricordo d’aver chiesto consigli al mio predecessore, l’architetto Umberto Kuhtz. Sono sempre stato convinto che il primo grado di intelligenza e cultura è l’umiltà".

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