Ma i roghi di Don Tonino Bello non si sono mai spenti…
Potenza dell’amore. O della grammatica capovolta di questo muscolo, il cuore, che, spesso, fa tutta la nostra vita.
C’era una nutrita rappresentanza dei SenzaDonTonino, l’altra sera, nella Sala degli Specchi di Palazzo Gentile. E il miracolo era che costoro, a dieci anni dalla scomparsa del vescovo Bello (e la maiuscola è un mero incidente anagrafico, perchè l’aggettivo poteva tranquillamente connotare la sua anima), sembravano tutti appartenere alla tribù, lieta e pensosa, dei ConDonTonino.
Sì, insomma, lui c’era tra quelle poltrone rosse e quei vetri che moltiplicavano sorrisi e calore.
L’occasione del ritrovo era la presentazione del nuovo libro di Agostino Picicco, giornalista e collaboratore della meneghina Università Cattolica. Il titolo, eccolo: "I roghi accesi dal maestro Don Tonino Bello, Vescovo".
E, allora, come si faceva una volta, negli slarghi incantevoli del nostro centro storico, il braciere l’ha lasciato lui, il respiro dei presenti, seduti tutt’intorno, l’ha fatto risfavillare.
La relazione dell’avvocatessa Angela Bufano, presidentessa della F.i.d.a.p.a, è stata dettagliata e puntuale. "Dalle pagine dell’opera emerge in tutta la sua grandezza l’immagine di un uomo che ha segnato il suo tempo e non solo. Picicco ha colto il cuore della vita di Don Tonino".
Vibrante il ricordo di Renato Brucoli, editore di molti scritti del porporato molfettese: "La fede può fronteggiare le sfide della storia traducendosi in pratiche di vita ed elevandosi al di sopra della contingenza". "La cultura può cambiare il mondo – ha proseguito il dottore -, se intesa come espressione di un nuovo umanesimo. E Don Tonino col suo stile evangelico di vita, parca e parsimoniosa, coniugava arte e fede e propugnava la "non-violenza" attiva".
Più saggio di tanti scrittori, Picicco non ha voluto parlare del suo libro, ma s’è abbandonato al dolce mare delle memorie: "Tutte le volte che ho avuto a che fare con lui, ho capito che la cultura non è solo trasmissione di saperi, ma, coagulata con l’esperienza di vita, è vivere l’alterità. Anzi, come soleva ripetere, solo se si assume l’occhio del povero, si può vivere con gioia lo sbilanciamento di sè verso l’altro". Frattanto, Graziana Caldarola e Carmine Desantis recitavano i versi "belli", accompagnati dalla musica tinnante di Antonio Schiavone (mandolino) e Marinella Napoli (chitarra).
A far aleggiare lieve la poesia ci ha pensato Michele Muschitiello, medico e autentico amante della cultura, che fu rapito da un’omelia del vescovo: “Mi colpì il suo stile, dapprincipio aulico, poi, via via dolce e lirico. Stava parlando del suo progetto di erigere una casa d’accoglienza e della sua scelta che sarebbe caduta su una villa abbandonata, perché lì vide da una finestra irrompere coi suoi germogli bambini un ramo di pesco in fiore. Quell’immagine luminosa mi ha sempre accompagnato negli anni come un’ala di supporto fatta di ottimismo e speranza contro le ingiustizie e le maldicenze della gente. Era ed è la bellezza del Creato che porta direttamente a Dio”.
A chiudere l’incontro il tocco di classe di Don Ciccio Savino, decisivo pure nella divulgazione dell’opera di Don Tonino.
Come di consueto, banalità, zero. Provocazioni, a vagonate. E, tutte, che ti scavano dentro: “Oggi è facile parlare di Don Tonino, ma lui in vita è stato un vescovo non capito ed ha vissuto persino la solitudine. Non l’ha capito neppure la Chiesa. Don Tonino non si può incapsulare, anche se il rischio della memoria è dargli un’etichetta”.
Fu un viaggio della speranza a Roma per aiutare Ciro Laterza, il trans che Don Ciccio definisce “un dono”, a far incontrare l’attuale parroco rettore della Basilica dei Santi Medici e il vescovo Bello: “I profeti si riconoscono sempre dopo”, il commento.
Sarà, ma l’impressione è che le parole siano macigni. Come le conclusioni, per esempio.
“Don Tonino visse dentro e insieme. E vide oltre”.
“Egli aveva tre luoghi ove poter incontrare Cristo: la Parola della rivelazione biblica, l’eucaristia, il povero”.
“Visse, da uomo del Concilio, la cultura come libertà della coscienza”.
“Don Tonino fu l’ultimo grande riformatore del Sud”.
“E, soprattutto, fu un credente erotico, nel senso di profondamente appassionato, grande testimone di fede qual era”.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare