Ma i nostri commercianti lo pagano (ancora) il pizzo?
Marco Tullio Cicerone, scrittore, oratore, filosofo, politico – e chi più ne ha più ne metta – della classicità, avrebbe definito il titolo di quest’articolo una “interrogativa retorica”.
Sì, insomma, una domanda la cui risposta è già contenuta al suo interno.
Non nascondiamoci dietro un mignolo, ché non sarebbe possibile, date le nostre dimensioni. Anche se di denunce pare non ci sia nemmeno l’ombra, la sensazione che esercenti ed imprenditori versino un obolo con cadenza costante per vivere e continuare a lavorare sicuri è più che palmare.
Per i nostri lettori meno saputi e meno esperti delle cose del mondo butuntino, descriviamo un po’ quale può essere la scena spia di questa sudditanza economico-psicologica.
Il negozio lo scegliete voi. Qui ed ora, facciamo noi: un fruttivendolo. Se i bellimbusti esattori appartengono alla vecchia guardia, potranno essere abbigliati ancora con tute in acetato sormontate da rasogola rilucenti, carnagione bruna – alunni del sole quali sono –, il tono della voce tonitruante. Se, viceversa, dovessero far parte della nouvelle vague (quella, per capirci, che al primo contraddittorio fa “cantare i ferri”, ovverosia spara), saranno vestiti come tanti loro coetanei, jeans a vita bassissima e felpa ipergriffata così come le lenti affumicate. Non mutano solo il timbro vocale e i monili pendenti dappertutto.
Dunque, s’aggirano tra scaffali e cassette, mettendo mani qui e là (e fin qui, potreste confonderli con qualsiasi altra massaia impegnata nel far la spesa…), annusano una pesca e saggiano acini d’uva. Frattanto, le buste si colmano di prelibatezze. Poi, si danno appuntamento col negoziante, oltremodo tremante, per il primo pomeriggio e vanno via sempre più protervi o sopra uno scooter sgommante o in un’auto di grossa cilindrata.
Dunque, risulta che i nostri imprenditori paghino ancora questa tassa vergognosa a codesti cravattari. E non parliamo di quelle somme che vengono date a mo’ di riscatto per riavere indietro un bene che già apparteneva loro…
Tempo fa, un uomo, coraggiosamente, si presentò al Maurizio Costanzo Show e fece nomi e cognomi, narrando la sua battaglia contro i delinquenti nostrani. Seguirono minacce, attentati e, alla fine, la chiusura del negozio. Triste epilogo: l’impavido commerciante dovette fare le valige e andar via dalla città degli ulivi.
Ora, vi lasciamo lo spazio dei commenti per raccontare esperienze analoghe o, semplicemente, quel che sapete su questa situazione più che illegale.
L’omertà, che, in situazioni come queste, a molti pare indispensabile per la sopravvivenza, uccide la legalità, valore indispensabile perchè ci sia la libertà di tutti e di ognuno di noi.
Commenti
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Dai tantissimi commenti che ci sono possiamo capire che la cittadinanza non ha paura di codesti loschi figuri…OMERTA!
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E’ vero,c’è molta paura da parte dei commercianti e anche della gente comune, a mio parere la motivazione principale è da attribuire alla non presenza delle istituzioni nella società civile, alla totale mancanza di garanzia al cittadino che ha il coraggio di denunciare ed infine alla politica degli ultimi anni, cioè alla elezione di moltissimi avvocati al parlamento, poi messi nei posti chiavi a legiferare.
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Comunque dobbiamo avere il coraggio di andare avanti col denunciare immediatamente la richiesta del pizzo,senza dare il tempo ai mafiosi prendere il sopravvento, all’ A.G.,alle associazioni che combattono la mafia,altrimenti questo fenomeno non avrà mai fine.
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Lo sanno tutti che qui si paga il pizzo, così come tutti pagano il pizzo ai ladri che ti rubano qualcosa…E’ una vergogna, una indecenza tutta bitontina…Questo paese, purtroppo, ho la sensazione che non cambierà mai e si ritroverà a sprofondare sempre più, con qualsiasi amministrazione comunale ci sia…che pena!







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