“Io, chirurgo di provincia, tra i malati della Sierra Leone”

Vito Modesto
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Scrivo questa seconda e penso proprio ultima lettera dalla Sierra Leone, visto che domani prendo l’aereo per tornare in Italia.
Non sono un giornalista e tanto meno un professore di lettere o storia e filosofia e per questo scrivere mi pesa. Sono uno dei tanti chirurghi di provincia e anzi ribadisco sempre con orgoglio di essere cresciuto professionalmente nell‘Ospedale di Bitonto, uno dei tanti ospedali che la nuova organizzazione della sanità pugliese e nazionale sta facendo scomparire, in cui si lavorava sempre in prima linea e pertanto oltre alle normali competenze di chirurgia addominale bisognava essere un po’ chirurghi toracici e chirurghi plastici, chirurghi pediatrici e chirurghi endoscopisti.

Come mi é tornata utile questa esperienza in Africa!
Ti scrivo anche per comunicarti con gioia che qui, nell’ospedale di Emergency in Sierra Leone da alcuni giorni c’è una vera e propria “Colonia Pugliese”. Oltre a me sono arrivate due specializzande in Pediatria dell’Università di Parma: Rosa Vitale di Ordona in provincia di Foggia e Maddalena Petraroli di Grottaglie in provincia di Taranto. Sono venute per continuare un lavoro della loro università su una pappa ipercalorica, per combattere la malnutrizione infantile, che può essere interamente prodotta in loco con prodotti locali e che, non contenendo acqua, non è deteriorabile a queste alte temperature. Questa pappa che ormai in Sierra Leone è già conosciuta come "PAPPA di PARMA" è composta da arachidi,olio di palma,zucchero e latte in polvere. Sarebbe bello che lo sapesse anche il nostro governatore Nichi Vendola. La nostra presenza conferma la sua idea, ma che era già stata di Don Tonino Bello di una Puglia, terra protesa nel mare, ponte tra Oriente ed Occidente, terra di accoglienza solidarietà ed intercultura.

In Africa si può essere fieri di aver lavorato nell’ospedale di Bitonto, di essere pugliesi e di essere italiani. Si conceda a me, "cattocomunista", un momento di orgoglio patriottico. In Sierra Leone, parecchi Italiani stanno facendo la storia del dopoguerra, non solo con l’Ospedale di Emergency, di cui ti ho abbondantemente raccontato nella lettera precedente ma anche con alcuni personaggi che qui in Sierra Leone io definirei i "nuovi santi": sono Padre Maurizio e Padre Berton. "La loro – come avrebbe detto il nostro comune amico Tiziano Terzani –è una di quelle belle storie che si è persa l’abitudine di raccontare specie sui giornali. Forse perchè i protagonisti sono gente fuori dall’ordinario e il mondo d’oggi sembra più interessato a glorificare il banale e ad esaltare personaggi comuni con cui tutti si possono identificare" da “Un indovino mi disse”.

Padre Berton è stato protagonista nell’immediato dopoguerra nel recupero dei bambini-soldato che sono stati i veri e principali combattenti di questa guerra fatta a colpi di machete che più che vittime ha fatto mutilati.
Padre Maurizio si è dedicato al recupero e all’inserimento dei mutilati nella società offrendogli case e lavoro compatibili con il loro livello di Handicap. Padre Maurizio ci ha raccontato che dopo la guerra, per facilitare la pacificazione sono stati dati soldi e lavoro ai guerriglieri mentre lo stato non si è in nessun modo fatto carico delle loro vittime, i mutilati, che hanno trovato assistenza solo dalle ONG.

Mi ricollego a questo punto alle tue ultime lettere sulla costituzione. Ci vogliono degli esempi che indirizzano i giovani, ma non sono belli esempi quello dell’ospedale di Emergency, di padre Berton e di Padre Maurizio che incarnano "il dovere inderogabile di solidarietà" sancito dalla nostra Costituzione antifascista che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza.

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Commenti

  • francescoli83 (utente non verificato)

    Ancora una volta mi sento in dovere di fare una serie di complimenti al nostro concittadino, bravo per la scelta coraggiosa di operare in Sierra Leone, Paese col più alto indice di mortalità infantile mondiale, bravo perchè porta onore all’Italia, alla Puglia e a Bitonto, bravo perchè ciò che ha fatto ha salvato la vita a non so quanti bambini. Grazie Dottore!

  • Taita66 (utente non verificato)

    Grande dottore che da onore oltre che a Bitonto (e sarebbe già tanto), anche ad una parola per me fondamentale: Uomo! Si, dai un senso compiuto alla parola Uomo, capace di aiutare l’umanità e che lo distingue dall’omuncolo che è diventato, altro che uomo sapiens sapiens…

  • cicctramout (utente non verificato)

    COME COLLEGA DEL DR VITO MODESTO NON POSSO CHE FORMULARE IL MIO SENTITO PLAUSO AL ” CHIRURGO DI PROVINCIA ” CHE HA SAPUTO TRADURRE IN ATTI CONCRETI LA VOGLIA DI AIUTARE CHI E’ STATO MOLTO MENO FORTUNATO DI NOI. DEVO AGGIUNGERE CHE PROFESSIONALMENTE MI SORPRENDE LA CAPACITA’ DEL COLLEGA DI METTERSI IN DISCUSSIONE CON PATOLOGIE MOLTO GRAVI, A NOI SCONOSCIUTE E SUPERATE,COME LE GRAVI COMPLICANZE DEL TIFO. BRAVO VITO E AUGURI X LA PROSSIMA AVVENTURA!!!