Il randagismo, fenomeno in crescita anche a Bitonto

Mario Sicolo
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Chiariamo subito una cosa. Un cane abbandonato per strada è contemporaneamente simbolo di inciviltà e di civiltà.

Sì, rappresenta sia la cinica scempiaggine – ma si potrebbero utilizzare termini più duri – di padroni ben più meticci (leggasi: bastardi) di lui, sia la capacità di una comunità di prendersi cura di un animale. Non è infrequente, infatti, notare ciotole con pasta e pezzi di carne destinati ai poveri cani che vivono per strada. Senonchè il randagismo, quando si fa oceanico, come nella nostra città, diventa un problema. Quante volte capita, soprattutto di notte, di vedersi venire incontro interi branchi di cani? Già, spesso sono più di dieci e non è escluso che possano esserci cittadini intimoriti dalla loro presenza. Non è un caso che la Puglia, secondo dati pubblicati dal Corriere della sera qualche mese fa, sia al terzo posto fra le regioni italiche come mole di randagi, dopo Calabria e Campania.

Trattasi di un fenomeno in crescita, che non accenna a regredire. Ogni anno, in tutta Italia vengono abbandonati centinaia di migliaia di animali domestici. L’animale, purtroppo, viene considerato alla stregua di un oggetto o di un giocattolo di cui ci si può disfare in qualunque momento.
L’abbandono è fonte di numerosi problemi. L’animale lasciato solo non è abituato a procacciarsi il cibo e spesso muore di fame e di sete. Alcuni animali, abbandonati perché vecchi o già malati, non hanno alcuna possibilità di riuscire a sopravvivere. A questo si aggiunge il trauma psicologico dell’essere stati abbandonati. Gli animali lasciati ai bordi di una strada possono causare incidenti automobilistici.
Quelli abbandonati in zone boschive o isolate, entrano in competizione con la fauna già presente.
Insomma, la condizione del randagio è davvero triste.

La Legge n° 281 del 1991 stabilisce che né i cani detenuti nei canili, né quelli randagi possano più essere soppressi né ceduti a laboratori di vivisezione. Inoltre, prevede l’istituzione dell’anagrafe canina, che, tramite un tatuaggio indolore, collega ogni cane al proprietario. Con questa legge si decreta, per la prima volta in Italia, che l’abbandono di un animale costituisce un reato punibile con sanzioni penali. Un cane, trovato a girovagare senza medaglietta e senza tatuaggio, viene considerato randagio e, in genere, catturato e portato al canile municipale. Il tatuaggio di identificazione può essere eseguito presso qualsiasi veterinario o rivolgendosi alla ASL locale.
La sterilizzazione di cani e gatti, nonostante possa sembrare una prevaricazione sulla natura dell’animale, costituisce un fattore importantissimo per la prevenzione del randagismo. Nella maggior parte dei casi il destino delle cucciolate indesiderate è o la soppressione o l’abbandono. La sterilizzazione, sopprimendo l’istinto sessuale, evita almeno fughe nel periodo del calore, riducendo il rischio di perdere il cane o il gatto. Inoltre, si rivela l’unica efficace prevenzione nei tumori alla mammella.

Sappiamo che a Bitonto c’è una cooperativa che gestisce il canile cittadino, che ci pare discretamente affollato, e la microchippatura degli animali.
Ciononostante, incredibile è il numero di randagi che popola la nostra città.
Anche provare a risolvere questo problema, sempre nel massimo rispetto degli animali, rientra nell’ambito della sicurezza.

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