Lo sport è cultura. L’Amministrazione non lo dimentichi mai

Mario Sicolo
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Lo sport è cultura. Lo scriviamo subito, a scanso di equivoci.
È una nostra vecchia (e frusta?) battaglia, per questo ci teniamo a ribadirlo, anche se, di questi tempi, l’ombrellone e la sdraio invitano a d allettanti fughe dagli affanni quotidiani.
Già, ed è cultura nel senso più profondo ed onnicomprensivo del termine. Nel senso che è esperienza che s’illumina nel momento in cui viene sussunta dall’anima di chi la vive.

E qualsiasi disciplina, quando esercitata in maniera autentica e viscerale, ha un valore inestimabile, persino sotto l’aspetto pedagogico.
Queste riflessioni ci vengono offerte su un piatto d’argento proprio da queste Olimpiadi pechinesi delle ipocrisie striscianti, i potenti del mondo contro la Cina, che sfrutta i bimbi ed ha ancora in vigore (e che vigore!) la pena di morte. Ma, intanto, i grandi del mondo sono lì, tutti genuflessi. Il mercato è sempre il mercato.

Dunque, lo sport. Il calcio, certo, ma non solo. Anzi, proprio il futebol sta percorrendo precipite una china irreversibile. Ingaggi da capogiro pure nelle serie inferiori, procuratori sanguisughe che s’aggrappano ai loro assistiti ed ai sodalizi per tirare il massimo, i bilanci spesso truccati, i problemi a bizzeffe, gli stranieri perfino attempati ad asfissiare i vivai.
Può essere una buona notizia, a livello locale, il fatto che ci sia stata la svolta autarchica al Bitonto di Ciccio Noviello. Rivedere parecchi virgulti nostri calcare il prato del “Città degli Ulivi” farà bene agli spettatori di sangue neroverde. Ma la bitontinità sbandierata potrebbe pure essere – ed i nostri lettori, di noi tanto più saputi, se ne sono accorti mo’ iàve – una scelta forzata dalle condizioni tutt’altro che floride della società. Insomma, teniamo bene gli occhi aperti, ché il futuro non è detto sia roseo.
Si guarda con grande fiducia alla neonata Omnia, che ha visto la luce in un humus molto positivo, che ci lascia parecchio fiduciosi per il domani.

Capitolo pallavolo. Lo scorso anno è stato splendidamente ingioiellato dalla promozione in serie C del gruppo mirabile, composto da atlete tutte bitontine doc e da tempo immemorabile, tra l’altro, (piccola grande perla: quante dottoresse nella banda terribile!) di Vito Sasanelli ed ora si punta a rinforzare la squadra per affrontare degnamente il campionato superiore, consci che si dovrà pure pagare lo scotto della matricola. Vincenzo Schiraldi, Francesco Ricci e i loro collaboratori promettono che rinforzeranno la rosa con qualche sagace innesto – magari qualche concittadina di ritorno? – però, il dazio è prescritto. È in forse, ma molto in forse, la serie C maschile. E dire che solo qualche anno fa eravamo alle soglie della A2. Le spese sono quelle che sono ed il movimento non può concedersi passi più lunghi delle proprie gambe. Peccato. Il nomadismo per palestre per allenamenti e gare è noto. Bisogna trovare una soluzione per rendere più agevole l’attività.

E siamo al pallone a spicchi. Quest’anno Cosimo Annecchino ha provato a portare in D i cestisti, ma Maurizio Palmieri, Francesco Bove e compagni hanno sfiorato l’impresa, arenandosi solo ai play off. A fine annata, c’era l’intento di cambiare qualcosa nell’organigramma societario e di programmare il futuro in maniera ancor più concreta. I problemi sono gli stessi: pensate che, addestrandosi in settimana in una palestra, alla domenica si giocava sul parquet dell’istituto “Maria Cristina di Savoia” e, essendo il basket arte fisica sì, ma basata pure su talento ed occhio, per i gialloverdi era come giocare sempre fuori casa. Incognite che non aiutano affatto, nel momento in cui si prova a pianificare una nuova stagione.

E giungiamo alle società calcistiche giovanili. Non avete idea di quanti ragazzi sottraggano ai pericoli della strada (e, in questo, non si può dire che Bitonto non vanti parecchie sirene tentatrici). E i fanciulli salvati dalle spire ferali della piovra malavitosa non fanno rumore, ma migliorano e tanto la società. Penso agli instancabili tecnici e dirigenti di Olimpia, Torrione, Cobra, Polisportiva, Antonelli e Bellavista, che devono fare i conti ogni giorno con i danari che non bastano mai. E non si faccia l’errore di credere che le quote d’iscrizione dei minipedatori siano la panacea di tutti i mali. È certo che bollette, spese e tasse varie la superano di gran lunga. E il cruccio delle strutture adeguate ed accessibili non smette mai d’assillare.

E, a proposito di codesta dolorosa questione degli impianti, vogliamo parlare di atletica leggera? La pista del “Nicola Rossiello” è completamente devastata e sarebbe ora che ci si desse una mossa per rimetterla in sesto e preservarla. I ragazzi che vorrebbero dedicarsi a questa nobile disciplina non saprebbero da dove iniziare. Eppure a Bitonto abbiamo persino un tecnico Fidal, Saverio Ancona… 

Ci avviamo alla conclusione con i nostri cari disabili. Pensiamo ai sacrifici immensi, che devono sopportare i loro genitori per vincere pregiudizi e barriere architettoniche e mentali per far sì che i loro figli vivano in libertà e gioia interiore la propria condizione di alterità. Penso all’immenso Franco Bonasia e all’ottimo Mimmo Bellifemine, e a tanti che,come loro, tra Elos e Anatroccolo, hanno immolato la loro vita a questo supremo intento.

Infine, gli amici della pedivella. L’inossidabile Franco Germano (per capire la portata della frase, fate mente locale sulla fine che hanno fatto tutte le altre associazioni ciclistiche che sorsero qualche anno) va avanti per la sua strada, fra mille intoppi e ostacoli. C’è la pista ciclabile in arrivo, ma che non sia destinata ai pronipoti di Franco…

A tutti gli operatori di sport, il tessuto imprenditoriale cittadino deve dare un sostegno saldo e, comunque, volontario, ci mancherebbe. Sempre valutando la serietà di ogni progetto. E l’Amministrazione, poi, deve a sua volta volgere uno sguardo più che paterno per cercare di venir loro incontro, per provare ad alleviare le fatiche quotidiane, per rendere più piano il cammino. E questo si traduca sì in un contributo serio e concreto, ma pure in una serie di iniziative che facilitino le cose.

L’Assessorato allo sport sia, altresì, disposto a recepire consigli e suggerimenti da parte di chi ama davvero lo sport, perché solo così si potrà instaurare un clima di dialogo proficuo e positivo per tutta la comunità.

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