Dai “pidocchi” di Palmiro Togliatti alle “mosche bianche” di Pinuccio Rossiello

Mario Sicolo
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“Una mosca bianca”: così l’on. Giuseppe Rossiello ha definito il compagno Stolfi, che, durante l’assemblea del Pd bitontino del 1° agosto scorso per la presentazione del nuovo coordinatore cittadino Angelo Mancazzo, prendendosi la parola quasi con la forza, ha aspramente criticato i vertici del partito. “Su questa scelta del nuovo coordinatore la base non è stata ascoltata. Fate sempre tutto voi, in poche persone e ve ne infischiate di quello che pensa la gente, normalmente iscritta come voi. Caro Pinuccio (l’on. Rossiello n.d.r.) più volte t’ho detto che la scelta del candidato sindaco non era giusta, ma ti sei incaponito su tuo fratello e siamo stati massacrati. Anche qui avete fatto tutto da soli senza ascoltare la gente, senza fare riunioni. Dopo le elezioni la stessa cosa. Così facendo questo partito è destinato a morire”.

Un po’ di storia, tanto per capirci.
La definizione di “mosca bianca” (ci sarà qualcosa di freudiano, visto che la loro stella polare, fino a qualche anno fa, era Mosca con la maiuscola e magari rossa?) richiama quella di “pidocchi” con cui Palmiro Togliatti bollò due esponenti del Pci emiliano, Valdo Magnani e Aldo Cucchi nel 1941. Valdo Magnani aveva combattuto come ufficiale dell’esercito italiano in Iugoslavia e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si era unito ai partigiani comunisti e aveva combattuto contro i tedeschi. Rientrato in Italia nel 1945, aveva aderito al Pci e assunto rapidamente posizioni dirigenti: inoltre, grazie anche a un legame affettivo personale e alla sua conoscenza dello sloveno e del serbo-croato, aveva mantenuto contatti costanti con la Iugoslavia, anche dopo il 28 giugno 1948. Divenuto segretario della federazione di Reggio Emilia, dopo aver presentato la relazione introduttiva al congresso nel gennaio 1951 dichiarò di fronte alla platea esterrefatta il suo dissenso verso la convinzione, ampiamente diffusa nel Pci, che “la rivoluzione potesse vincere solo sulle baionette di un esercito che oltrepassi le nostre frontiere”.

Il deputato bolognese Aldo Cucchi, medaglia d’oro della Resistenza, pur non potendo vantare neanche lontanamente la conoscenza della Iugoslavia che aveva Magnani, di cui era amico oltre che compagno di partito, gli espresse immediatamente solidarietà. Nei confronti dei due si scatenò immediatamente un fuoco di fila: furono bollati come traditori, espulsi dal partito. Togliatti, amabilmente, li definì due “pidocchi cresciuti nella criniera di una cavallo di razza”.

E’ l’eterna storia del dissenso negato all’interno del Pci, una “eredità” che il nuovo Partito Democratico, nato all’insegna delle primarie, dell’apertura, del rinnovamento, dovrebbe liberarsi e che invece a Bitonto si porta pesantemente dietro.
Quanto al compagno Stolfi “mosca bianca”, cioè esponente quasi solitario di un dissenso inesistente o assai limitato, conviene ricordare che alle primarie del Pd del 24 febbraio per la scelta del candidato sindaco, su 5254 votanti, Giovanni Rossiello aveva ottenuto 2051 elettori, pari al 39,2%,, mentre 3203 elettori, cioè il 60% della base del PD (mosche bianche anche loro?) si erano espressi contro la candidatura di Rossiello, che dunque registrò una vittoria numerica ma una chiara sconfitta politica.

Ad aprile, al primo turno delle elezioni per il nuovo sindaco, Giovani Rossiello ottenne 12.024 voti contro i 13.693 voti della coalizione (Pd, Italia dei Valori, Sinistra Arcobaleno e Riformisti), cioè 1.669 in meno, quelli di altrettante “mosche bianche”?
Insomma le “mosche bianche” si erano manifestate con grande evidenza già alle primarie e al primo turno per l’elezione del sindaco, ma i segnali che annunciavano l’arrivo dell’autunno elettorale non furono raccolti dal gruppo dirigente del Pd bitontino. Perché? Per mancanza di intelligenza politica o per pervicacia?

E’ a partire da questi interrogativi che dovrebbe svilupparsi il libero confronto all’interno del Pd se davvero si vuole inaugurare una stagione di autentico rinnovamento. A questo compito sono chiamati quanti hanno creduto nel progetto rinnovatore del Pd, senza nascondersi, ma venendo allo scoperto come il compagno Stolfi che ha avuto il coraggio di dire che il re è nudo.

A metà degli anni Settanta il Pci bitontino visse una stagione analoga a questa. Un gruppo di giovani, che furono ribattezzati “i giovani leoni” (e siamo sempre in piena fauna…), tra cui Tonino Mongiello, Pasquale Masellis, Franco Minenna e il giovane vecchio Arcangelo Muschitiello, e la compagna Mazzoni proveniente da Genova (?) riuscirono ad operare una svolta nella vita del partito per lunghi anni dominata dall’ipoteca di un’altra famiglia: i Liaci. E ora? Ci sono i giovani leoni (noi, segretamente, crediamo di sì. E loro stessi?) del Pd bitontino? Se ci sono, battano un colpo.

P.S.
Negli anni Settanta non c’erano giornali locali: chi scriverà la storia politica di quegli anni a Bitonto? Sarebbe bello se qualcuno lo facesse. Non è che anche per far questo ci vorrebbe una “mosca bianca”?

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