Quello che fa bene, quello che fa male

Mario Lamanuzzi

Il nostro direttore scrive dopo l’aggressione subita qualche giorno fa

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Fa male.

Fa male. Fa male constatare che nello svolgimento del mio lavoro fui accusato di diffamazione e condannato in primo grado ad una pena di sei mesi (poi fui assolto in appello) e per quello che è successo il massimo della pena è stato di poco più di due mesi.

Fa male sapere che sono stato aggredito non da delinquenti comuni ma da gente che viene ammirata e riverita da chi si affretta a parteggiare per i forti e i vincenti, scoprendo più tardi di non stare da quella parte e di vivere sull’altro pianeta, quello dei fragili e degli invisibili.

Fa male vedere la redazione a Corato prendere delle misure precauzionali contro altre eventuali invasioni, manco fossimo sotto assedio. Fa male il silenzio dell’Amministrazione comunale di Andria su questa vicenda: nemmeno una telefonata dal sindaco Zaccaro, complimenti!

Fa bene.

Fa bene aver ricevuto centinaia e centinaia di messaggi di solidarietà per i quali ringrazio tutti di cuore. Fa bene sapere che Giuseppe e Fabio si sono fatti un mazzo così in redazione per tenere botta al lavoro parzialmente penalizzato dalla mia assenza così come grafici, informatici, commerciali sono sempre all’opera a Corato e i corrispondenti continuano con la stessa voglia la propria attività nei 14 comuni del network.

Fa bene rendersi conto che questa realtà è una piccola macchina da guerra che per essere fermata sono necessari i colpi di cannone e non quelli ricevuti nel fisico e nel morale in quel simpatico momento. Fa bene la visita del Prefetto di Bari, Carlo Schilardi, autentico Servitore dello Stato (con le due esse maiuscole).

Quello Stato che ha dimostrato tutta la sua vicinanza, con i Carabinieri rappresentati durante la visita dal Colonnello Gianfranco Cavallo, dal Capitano Francesco Marziello e dal Maresciallo Pietro Zona.

Ho capito che lo Stato non garantisce sicurezza solo con le forze dell’ordine ma anche con chi lavora per esso nell’applicazione concreta di diritti fondamentali come quello alla salute e per questo fa bene constatare il lavoro di grande umanità e professionalità del personale medico e infermieristico del reparto chirurgia generale dell’ospedale di Corato. Grazie amici.

Fa bene la frase del Prefetto scritta sul suo biglietto da visita di cui mi ha fatto dono insieme all’emblema del corpo prefettizio: “insieme con coraggio e buona volontà”, testimoniando che questo Stato si fa insieme, appunto e non lo possiamo evocare per protezione se prima non abbiamo offerto la nostra piena e responsabile adesione. Grazie dott. Schilardi.

Infine, fa bene sapere che sulla mia scrivania sono rimasti i miei appunti incasinati che alcune volte non riesco a decifrare nemmeno io. Ho chiesto ai colleghi in redazione di provare a leggerli per ricordarmi cosa stavo programmando in quel simpatico momento e mi hanno detto che c’era tra le tante cose sconnesse un riferimento che collegava una certa Marianna a Giovanni Di Benedetto, amico e giornalista di Telenorba e Repubblica.

La “certa Marianna” è la bambina biscegliese che soffre di una malattia rara e che Bisceglielive grazie all’interessamento della Caritas cittadina ha tentato di aiutare lanciando un appello perché potesse avere un alloggio a Roma per curarsi.

Appello raccolto da un’associazione di pugliesi a Roma attraverso un’apposita iniziativa di raccolta fondi di cui Giovanni stava dando risalto sulle due importanti testate per le quali lavora. C’era una bella novità in merito: una mail arrivata quel simpatico giorno da parte di una donna specializzata in terapie riabilitative proprio per i casi come quelli di Marianna con la quale aveva offerto la disponibilità a prestare la propria opera in modo completamente gratuito.

In questi giorni mi sono chiesto come sarà ricominciare. Io quasi quasi riprendo da lì. Chiamo Giovanni, gli comunico questa bella novità e ci facciamo sicuramente qualche servizio. Mò lo chiamo.

Buona vita a tutti.

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