Strisce blu per il parcheggio: sì o no?

Mario Sicolo
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La provocazione viene da “La gente” il nuovo movimento fondato da Vincenzo Fiore.
(Parentesi lunga: essendo rimasto molto deluso dopo il ballottaggio e la seguente formazione della Giunta, siamo certi che, se dovesse parlare lui, tra ingratitudine e dintorni, qualche piccola crepa apparirebbe sulla facciata di Palazzo Gentile. Comunque, tiriamo avanti. Noi, dal canto nostro, rinnoviamo la stima verso l’uomo, non solo politico).
E non è detto che possa venire anche dalla gente, in senso lato e senza virgolette.

Il suggerimento è il seguente. In nome della libertà civica è imprescindibile che si svincolino tutti quegli spazi delimitati dalle strisce blu e indicanti i parcheggi a pagamento. Ovverosia quei grattini da fare presso le macchinette, che costellano i nostri marciapiedi nei pressi delle suddette zone.

Ora, la pubblicistica al riguardo è variegata e, spesso, contraddittoria. C’è chi, da un lato, sostiene che sia doveroso dare la possibilità a tutti di usufruire del suolo pubblico, atteso il fatto che per esso, in quanto cittadini, già versiamo qualcosa (qualcosa, sé, magari…) nelle casse del comune.
Altri, invece, sostengono che, anche per risolvere il problema, annoso e spinoso, dei parcheggi, sia necessario metterle, le strisce del colore suddetto.

Ora, a nostro parere, la realtà dei fatti è una sola. Quando giri con l’auto – motori rombanti e volume dello stereo a palla che emana note partenopee nell’aere – per le strade congestionate dal traffico impazzito, come prima ipotesi, consideri il dribbling alle strisce cobalto a balzello municipale. Poi, ti accorgi che tutti gli altri spazi sono occupati fino al millimetro e non ti resta che parcheggiare lì dove ci sono le famigerate linee bluastre. E, lì, sì che lo spazio lo trovi, pure abbondante. Allora, secondo costume butuntino, si esce con studiata cautela dall’abitacolo, si posa piano la portiera per non far rumore e si controlla di sottecchi se c’è o meno, nelle vicinanze, un ausiliare al traffico. Dopo, si sgattaiola abilmente nel negozio, in cui dobbiamo sostare i classici due minuti, e si ripetono mentalmente tutte le scuse, che si soleva spiattellare al preside, quando ti beccava mentre entravi in ritardo.

Vincendo Fiore è persona saggia e acuta, dunque, non pensiamo che s’adirerà, se ci permettiamo di dissentire dalla sua proposta.

Quando noi bitontini andiamo fuori dalla odiatamata città dell’olivo, paghiamo tutto, ma proprio tutto.
E, allora, perché non farlo qui?

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