Marco Travaglio contro tutti

Mario Sicolo

Il giornalista torinese cattura la piazza per tre ore di fila

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Amato e odiato, certo. Dai suoi fan e dai politici.
Ma pure irresistibile. Indubbiamente, preparato e graffiante.
Doveva essere “Travaglio show” e così è stato.

Marco arriva quasi puntuale nella redazione di Bitontolive, corona di capelli color cenere, polo fucsia e giacca leggera sulla spalla. Cerca disperatamente un pc perché ha da mandare un pezzo al giornale. Incredibile, anche lui ha i nostri stessi problemi.

Si arriva in piazza Aldo Moro, che già la gente pullula ed è in trepida attesa (oops, che luogo comune: l’attesa deve essere sempre trepida, no?).
Valentino Losito, il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno che dovrà introdurlo, sovrasta tutti dall’alto della sua altezza. Detto che Gaetano Salvemini, storico meridionalista e filosofo, considerava la discussione “l’aria della democrazia”, la presentazione è rapida e dettagliata. Breve, indispensabile biografia e poi: “Questo collega coraggioso e molto noto, vive una sorta di legge del contrappasso. Adesso tocca a lui essere evitato dai politici”.

Dinanzi ad una “sala travaglio” così affollata, lo scrittore torinese parte. E non si ferma più. Il voluminoso vademecum di sopravvivenza del cittadino, l’ultimo suo libro “Se li conosci li eviti”, edito da Chiare lettere, è un mero spunto per passare al setaccio tutti i protagonisti della nostra vita politica, nessuno escluso. “Nel testo abbiamo praticamente profetizzato i nomi di tutti coloro che sarebbero stati eletti, grazie alla legge Calderoli Porcellum, che credo sia un sinonimo. Molti erano impresentabili e noi lo abbiamo scritto. Sono biografie veridiche e non istituzionali come quelle che pubblicano le Camere stesse. Noi speriamo sempre che ci vadano persone con idee, progetti, cultura. E, invece…”.

I presenti ascoltano rapiti. Lui è un fiume in piena, al punto tale che le sparute gocce di pioggia manco lo scalfiscono. “Volete che risolvano i problemi coloro che li hanno creati? L’immondizia, Alitalia, la rovina della natura, i posti agli amici degli amici, il clientelismo delle finanze pubbliche: sono tutti problemi che non saranno mai risolti. Come possono combattere i fannulloni loro che sono fannulloni? Come si può pretendere che applichino la tolleranza zero nell’ambito della sicurezza se loro per primi hanno avuto problemi con la giustizia? E le truffe delle banche ai danni dei consumatori? Tutti conosciamo lo scandalo degli amici di D’Alema della Banca del Salento poi divenuta 121”.

Il caso fresco, più o meno, di giornata: il suo rapporto “idilliaco” con Renato Schifani, presidente del Senato: “Le sue amicizie mafiose furono documentate dall’Espresso nel 2002, molto prima della mia partecipazione a Che tempo che fa? I suoi rapporti con i Mandalà di Villabate, soci in una società di brokeraggio con Schifani, sono sugli atti giudiziari. Lui ha minacciato di querelarmi, ma io non ho visto ancora nulla”.

Il cronista è a suo agio tra le carte dei tribunali, che gli servono per costruire storie. Affinché la gente possa capire. Nel mirino, il mondo dei media: “Abbiamo un sistema d’informazione tutt’altro che libero. I colleghi e i cameraman bivaccano nella Sala Stampa di Montecitorio e lì attendono che venga loro data un’indicazione. Anzi, un ordine. E a seconda di quanto i giornali parleranno di una notizia piuttosto che dell’altra, l’una sarà sempre sulle prime pagine di quotidiani e tg, l’altra pian piano scomparirà”.
Ma siamo ancora tra deputati e senatori: “Ormai non c’è più differenza tra Pd e Pdl, anche nel nome sono uguali”. Un po’ di esempi, conditi di letale ironia, tratti dagli uomini di governo: la Carfagna, nitro delle Pari Opportunità, “per far capire che tutti, davvero tutti ce la possono fare”; la Brambilla vice al Turismo, “speriamo viaggi molto così possa essere lontana il più possibile e non faccia danni all’Italia”.

Alla berlina pure il consulente dell’ex ministro Castelli (“che, ogni volta che mi incontra, mi definisce pregiudicato, ed io, viceversa, sono solo soccombente in una causa civile. In cinque anni di ministero non è neppure riuscito a capirne la differenza”) nel Berlusconi terzo: “Giuseppe Magni, il cui grande merito era esser membro del Parlamento padano: ex metalmeccanico e commerciante ittico, in cosa avrebbe potuto mai collaborare con Castelli? E sono stati spesi 98 mila euro per cinque anni. Non è un caso che la Corte dei conti ha chiesto lumi”.

Esilarante la lettura del dialogo telefonico tra il direttore di Rai fiction Agostino Saccà e l’attuale premier Silvio Berlusconi: tra le genuflessioni del primo (“la “piangeria”: sarà la crasi di piangere e leccare il culo?”) e le manie di grandezza del secondo (“che, ogni tanto, esce di brocca”), gli astanti vanno in sollucchero.
Possibile che sia tutto nero il cielo della politica? Ebbene no. C’è pure una nota di luce, che, poi, è sempre nera: “Una in gamba è Giorgia Meloni di An, una che studia e si prepara. Non è un caso che le abbiano assegnato un ministero senza portafoglio di secondo piano”.

Infine, Travaglio “il sobillatore” si sottopone al fuoco di fila delle domande dei cittadini. Si registrano la simpatia del giornalista per i ragazzi del meet up di Beppe Grillo, l’invito ad aggregarsi nelle piazze, virtuali e no, l’esortazione ad informarsi e a partecipare, il fatto che abbia vinto tutte otto le volte che è stato querelato da Sua Emittenza.

Sono passate tre ore, eppure nessuno se ne accorto. Il vento e le tenebre ci hanno provato a prendersi la scena. Ma non c’è stato niente da fare.
Questa sera, il protagonista è stato lui: Marco Travaglio. Grazie soprattutto alla Libreria Raffaello, che lo ha invitato, e alle amministrazioni vecchia e nuova, che hanno supportato l’iniziativa. Noi e i responsabili della libreria siamo disponibili ad ogni evento, che possa far respirare un po’ d’aria pulita e allargare gli orizzonti culturali alla nostra Bitonto.

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