Da una barca chiedono aiuto: chi li salva?
Un’amara riflessione: possibile che 112 e 113 non abbiano risposto?
Quella che sto per raccontarvi è una storia con lieto fine che si è verificata ieri sera sul lungomare di Santo Spirito.
In principio potreste chiedervi: ma tutte a voi ve le raccontano queste cose? Sì, cari lettori, tanti ci raccontano le loro avventure, ma quella di ieri sera mi riguarda proprio da vicino. Perchè il protagonista della vicenda sono io con i miei amici. E ora vi dico.
Eravamo in cinque (tre ragazze e due ragazzi se volete saperlo, ndr) sulla spiaggia di Santo Spirito tra la torretta della Finanza e la pizzeria Verdemare. Ci eravamo appena seduti sugli scogli, con la pizza bollente pronta da gustare e la bibita fresca stretta in una mano. I primi morsi al prelibato cibo, i primi sorsi alla dissetante bevanda, le chiacchiere, i sorrisi. Insomma, come si usa in gergo tra di noi, una serata "a divertirsi".
Bene in quei momenti di allegria e spensieratezza non sapevamo ancora ciò che di lì a poco stava per succedere. Proprio mentre parlavamo di vacanza, del traghetto per Zante, in Grecia, ecco dal mare l’urlo che squarciava la tranquilla serata: "Aiuto, aiuto". La nostra prima reazione, il silenzio.
Ancora, dalla barchetta alla deriva, ulteriori urla. Le nostre facce attonite, perplesse, senza alcun verbo proferito immediatamente pensano la stessa soluzione: "Chiamiamo i soccorsi".
Primo numero chiamato, il 113. Ci prova Katia, con la sua voce soave e la dizione perfetta, quando vuole lei. Il telefono squilla, a vuoto. Poi, è il turno di Caterina con il 112. Niente, nessuna risposta. E’ sfigata. Dopo venti tentativi risponde la Polizia. Katia spiega la situazione, lascia anche il numero di telefonino al centralino. Il dovere è compiuto.
Passano i minuti, e le urla d’aiuto dalla barca si fanno sempre più insistenti. Nicola con le mani sulla bocca, a mo’ di megafono, urla: "Tranquilli, abbiamo chiamato i soccorsi". Ma praticamente lo ascoltiamo solo noi, visto che ha un timbro di voce non proprio forte, che non ha trasmesso sicuramente tranquillità a noi, figuriamoci ai naufraghi.
Dopo un po’, mio padre mi dice il numero della Guardia Costiera: il 1530. Chiamo. Pronta risposta, spiego posizione, paese, ecc…"Arriviamo", mi dicono.
Attendiamo fiduciosi. Dopo una ventina di minuti, ecco spuntare il motoscafo lampeggiante che ad alta velocità puntava la barca in difficoltà e, la superava. Lusilla, preoccupata, prendeva l’iniziativa: "Fermatevi, sono più indietro", urlava. Ed in effetti la vedetta tornava su suoi passi ma, statene certi, non certo per aver ascoltato l’urlo acuto della fanciulla. Anche questo l’hanno percepito solo le nostre orecchie, ormai disperate.
La barchetta, di seguito, viene trainata in porto. Noi ci presentiamo lì, riceviamo i ringraziamenti. Tutto bene, per fortuna, un po’ di panico tra le tre persone a bordo, perchè il motore era andato in avaria e la paura aveva cominciato a serpeggiare.
Il nostro dovere di bravi cittadini l’abbiamo fatto. Però urge fare un’amara constatazione: ma possibile che per i soccorsi siamo stati costretti a chiamare tantissime volte il 113? Possibile che nessuno del 112 ci abbia risposto? E se fosse stato un intervento più urgente, dopo quanto tempo potevano essere salvate quelle persone?
Tutto è bene ciò che finisce bene. Torneremo a mangiare una pizza sulla spiaggia, statene certi. Quando staremo noi, se succedesse qualcosa in mare, da adesso in poi sapremmo bene come muoverci. E sapremmo chi chiamare.
Commenti
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GRANDE SCIVITTARO SI VEDE CHE HAI RICEVUTO UN EDUCAZIONE DA UN ALTRO GRANDE UOMO CHE HA IL SENSO DELLA DIVISA E IL DOVERE DI AIUTARE I CITTADINI…..GRANDE PICCOLO ISPETTORE







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