“Donne al Parlamento”: commedia o realtà?
Appuntamento di chiusura della rassegna nazionale di teatro delle donne, Delle donne il canto, a cura del Teatro degli Adriani.
Giunta ormai alla terza edizione, ha presentato al pubblico del teatro “Traetta” l’ultima rappresentazione, Donne al Parlamento di Aristofane, con Nicola Colaianni, Maria Cosmai, Daniela D’Alonzo, Fonte Fantasia, Antonella Giugliano, Maria Longo, Betty Lusito, Vanda Mazzeo, Tina Mercuri, Katerina Orlando, Lisa Ragno, Gabriele Sarappa, Nico Sciacqua, Teresa Tota e con la partecipazione di Enzo Sarcina e Mino Decataldo, adattamento scenico Roberto Danese e Flavio Albanese, bozzetti scena e costumi realizzati dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bari, musiche originali Faraualla e Pippo D’Ambrosio e con la regia di Flavio Albanese.
La produzione è de La Compagnia delle Donne, con il sostegno del Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano.
Lo stesso regista dice dello spettacolo: “Ho lavorato partendo dalla traduzione e il riadattamento del testo per rendere comprensibili al pubblico contemporaneo le numerose allusioni e i riferimenti tipici delle commedie di Aristofane”.
In effetti, lo spettacolo ha il merito di essere completamente immerso nella realtà odierna, dove purtroppo le donne vengono ancora considerate il “sesso debole”.
"Le donne al parlamento" fu rappresentato nel 392 a.C., in un momento di crisi per l’impero di Atene strangolato dalla potenza militare spartana. Instancabilmente, Aristofane continuò, grazie alle sue commedie, a prendere a oggetto del suo discorso teatrale la vita politica del suo paese. E i tempi della disperazione gli suggerirono un paradosso (a quel tempo, estremo!) da indicare come via di salvezza: ribaltare il rapporto di potere da sempre stabilito dagli uomini e affidare il governo alle donne. Esse, poi, dentro questo paradosso, ne costruiranno un altro, istituendo per legge la comunità dei beni e dei rapporti sessuali. Obbedendo alla tecnica drammaturgica tipicamente ironica di Aristofane, questo progetto fantastico si presenta come lo strumento necessario e sufficiente a una rigenerazione creativa del mondo, che assicura la realizzazione del sogno di benessere e di felicità.
Ma gli esiti sono diversi dal solito e sconcertanti. Quando la nuova legge costringe un giovane innamorato nel cerchio infernale di quattro megere (tra cui un omosessuale nella versione di Albanese), che si contendono le sue prestazioni sessuali, il sogno assume le tinte grottesche dell’incubo. Una logica chiara e perversa, infatti, mostra che è impossibile aspettarsi dagli uomini una collaborazione al benessere sociale che prescinda o contraddica il profilo personale, l’idea che si rivela ingabbiata in limiti irriducibili.
Lo spettacolo al pubblico è certamente piaciuto, ma, l’unica pecca o, per alcuni, pregio della fatica di Albanese è il suo essere molto diretto nel linguaggio, cosa che alcuni spettatori, non ancora abituati ad una realtà ormai libera da molti tabù, non hanno apprezzato.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare