Facciamo shopping sulla Poligonale
L’idea non paia balzana. Forse malsana, questo sì, ma lo capirete solo leggendo.
Allora, abbiamo finalmente capito perché Bitonto ha sempre detto di no alla conquista degli ipermercati. Non solo per salvaguardare i piccoli negozianti, gli esercizi di quartiere che chiuderebbero baracca e burattini, se piovessero da noi i mastodonti.
Parentesi nostra: frattanto, nei dintorni è tutto un fiorire di codesti immensi parchi – ove nostri concittadini pure vi si recano, donando ricchezza ad altri – e i negozietti, male che sia andata, hanno dovuto elevare la qualità dell’offerta. Che non sarebbe e non è un male per gli avventori.
Comunque. Vi diciamo subito cosa abbiamo scoperto.
L’ipermercato alle porte della nostra città c’è, solo che non si vede. O, meglio, non si distingue. Dal momento che, per esempio, se avete bisogno di pneumatici, da quelli per gli scooter a quelli per i trattori, basta andare in periferia per trovarne. E non dal gommista di fiducia, bensì nel fondo di fiducia.
La Poligonale, poi, un dì troppo lontano gioiello della nostra urbanistica, è diventata un coacervo d’immondizie. Un ricettacolo di rifiuti. Un tempio di schifezze. Però, ammetter bisogna, c’è di tutto. Divani e poltrone, per esempio, tanto per metterci comodi. Se vogliamo costruire qualcosa, mattoni e sacchi di cemento in gran copia. Se, a metà dell’opra, sentiremo il bisogno di dissetarci, ecco bottiglie di birra e bevande varie. Tavolini e armadi per tutti i gusti, carcasse di televisori e fantasmi di elettrodomestici vari, che possono sempre tornarci utili. E, ancora, persino una cassettiera per la posta, qualora non volessimo lasciar sguarnito il portone e dispersa la corrispondenza. Infine, un bel materasso a più piazze per dar ristoro al nostro corpo affaticato. Insomma, grande assortimento.
Peccato che tutto questo sia ormai disutile e s’adagi, ormai da tempo immemorabile, nei pressi di quasi ex muretti a secco e nel cuore delle nostre campagne, tra ulivi e mandorli.
Ora, la riflessione (dolorosa) è doverosa. Ma è mai possibile che le nostre periferie debbano essere ridotte a discariche a cielo aperto? Perchè, se vi sono modi ben precisi per smaltire queste “rimmate”, non vi si fa ricorso? Di chi la colpa, oltre che della nostra atavica barbarie? Chi non ha vigilato e tuttora non vigila?
Dunque, noi che contempliamo estasiati questo spettacolo immondo, vorremmo che la prossima amministrazione dia una bella e decisa pulita alle nostre campagne. Perché sono la nostra ricchezza. E, per chi vien da fuori, il nostro primo biglietto da visita.
E chi ancora continua ad abbandonare porcherie nel grembo della natura venga punito con fermezza. Punto.
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