Vince il mio candidato, sicuro. Anzi, no, il tuo…

Mario Sicolo
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Domenica di votazioni.
Il ragazzo avanza con il pugno basso e semichiuso, fra le dita occhieggia un foglio di carta patinato. Sopra s’intravedono scritte e simboli. Sarà uno dei tanti “fac-simili”, che per le strade della città pullulano come coriandoli dopo una festa di carnevale. Siamo nei pressi di una scuola elementare, ci avvertono delle orme dipinte sul marciapiede.
L’uomo s’avanza dondolando nel sole del meriggio, sotto braccio la moglie sfatta da chissà quante gravidanze (in realtà, un solo bimbo già sbraita nel passeggino, anelando chissà quale libertà).
Le direzioni fatalmente s’incrociano.

Il giovane, capelli gloriosamente al vento, sta per avvicinarsi al signore, che, evidentemente, conosce. Lui, l’uomo, fa rimbalzare il capo ed emette un fiato che sa ancora d’aglio di provenienza braciolesca. “Nan m di’ nud, sacc già tutt caus, nan t sì proccupann” è la frase inequivocabile che segue quel refolo aromatizzato.

Il fanciullo, fiero di cotanta conferma alle sue aspettative, s’allontana con un sorriso immensurabile. E, in cuor suo, sistema rapidamente i numeri della giornata e tira il sondaggio estremo: il suo candidato ha vinto. E, a giudicare da quanti lo hanno rassicurato con fermezza, si tratta proprio di un successo schiacciante. Sarà almeno un novantacinque percento contro un misero, magherrimo cinque. L’uomo, mentre varca l’ingresso dell’istituto, sogghigna e immagina di mandare l’altrui exit poll entusiasta a donne di picciola virtù.

E questo accade per chiunque, senza distinzioni di coalizione o parte politica.
Ebbene sì, le elezioni alla bitonina sono anche questo. Un interminabile festival della menzogna. Almeno fino a quando il verdetto delle urne non rivelerà la miseria delle piccole grandi ipotesi, che le simpatie avevano partorito.

Se Renato Mannehimer fosse nato a Bitonto, si sarebbe già suicidato da un pezzo…

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