Massimo Dapporto e il suo doppio, entrambi irresistibili
Massimo Dapporto ha interpretato, incantando il pubblico del teatro “Traetta”, il duplice ruolo di Tonino e Zanetto ne I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni, diretto da Antonio Calende.
Capolavoro della comicità e della scrittura scenica, il testo offre al protagonista un banco di prova eccezionale, che solo un grande attore può affrontare. Lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia con Noctivagus Produzioni Teatrali.
Il regista ha scelto un testo di particolare interesse e un protagonista dello spessore di Dapporto, a cui affidare il virtuosismo del duplice ruolo di Tonino e Zanetto, i gemelli protagonisti della commedia.
I due gemelli veneziani è un’opera esemplare: il ricorso ai simillimi, ossia al gioco teatrale dei sosia e degli opposti, portato a livelli altissimi da un Goldoni ormai pienamente padrone delle tecniche della drammaturgia settecentesca e della sapienza scenica, pone lo spettatore di fronte a situazioni di grande comicità. Ne scaturisce una commedia che, dall’esordio nel 1747 ad oggi, non ha smesso di sorprendere e divertire. E sembra “vaccinata” al morbo del tempo.
I due gemelli veneziani coniuga con senso della misura caratteri comici ad insolite inquietudini grottesche (non sottovalutiamo l’innovazione della descrizione della morte in scena, che Goldoni inserisce nell’ultima parte della commedia) e rappresenta, forse con qualche malinconia nella conclusione, l’imminente avvento del mondo borghese con i suoi rancori e le sue concrete preoccupazioni – fortemente contestualizzabili nei giorni nostri –, a cui il gioioso gioco di scambi e travestimenti è destinato a cedere il passo.
Ne I due gemelli veneziani c’è tutto un mondo di sentimenti, turbamenti, emozioni, rivalità e tutto il ludus del teatro, fatto di equivoci, frenesie, mascheramenti, malintesi, che il grande autore veneziano ha usato nelle sue commedie con grande destrezza. Sebbene l’intreccio abbia radici lontane (nell’antica tradizione latina, nelle commedie plautine quali i Menaechmi o le Bacchides, per esempio) il genio goldoniano riesce a donargli originalità e immortalità.
Su questo terreno si muove Calende – autore di un allestimento che equilibra abilmente realismo e fantasia – dirigendo un cast che ha saputo armonizzare sensibilità di analisi e virtuosismo interpretativo.
Questo è il compito affidato a Massimo Dapporto, uno degli attori più duttili e completi che oggi calchi la scena italiana. Maturo nell’espressività, ha dato vita al paradosso di Zanetto e Tonino, giostrando fra i loro opposti caratteri e sintetizzando in un unico corpo il ruolo di antagonista e protagonista, comico e spalla.
Accanto a lui, hanno recitato Alessandra Raichi (Rosaura), Giovanna Centamore (Colombina), Osvaldo Ruggeri (il dottor Balanzoni), Francesco Gusmitta (Brighella), Umberto Bortolani (Pancrazio), Marianna de Pinto (Beatrice), Carlo Ragone (Florindo), Felice Casciano (Lelio), Adriano Braidotti (Arlecchino), Lamberto Consani (Bargello).
Le scene sono di Pier Paolo Bisleri, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Sergio Rossi.
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