Bitonto, protagonista delle giornate FAI di primavera
Un’iniziativa bella, certo. Però, c’è qualcosa che non ci convince…
Sinceramente, non ci entusiasmano più di tanto.
Le giornate di primavera del Fondo per l’Ambiente Italiano, quest’anno cadute il 5 e 6 aprile, sono, sì, delle iniziative fondamentali per valorizzare a dovere tutto il patrimonio artistico del nostro Stivale, però, fan seguire sempre una scia d’amarezza in noi.
Certo, dà fierezza vedere gruppi di visitatori stranieri, macchine fotografiche al collo, guide alla mano, abbigliamento variopinto (a proposito, ma chi bip è lo stilista dei turisti teutonici? E quale arcana legge mondiale fissa il limite anagrafico di sessant’anni, oltre il quale non si può scendere, se vuoi venire a mirare Bitonto?) col naso all’insù dinanzi all’alto Torrione o al fascinoso Palazzo Vulpano-Sylos o alla maestà della candida Cattedrale. Tuttavia c’è qualcosa nell’aere che ci lascia interdetti.
Spieghiamo. Mettiamo che ad un tedesco venga voglia di contemplare Santa Tecla, la scoprirebbe nel vallone del Tiflis, misero rudere, con una crepa grossa così su un fianco, che pare una ferita indelebile. Peggio gli andrebbe, se desiderasse studiare la chiesetta rurale di Sant’Aneta. Vi troverebbe un parcheggio o un megacoso non meglio identificabile nella zona Artigianale.
Ecco, questo è che non ci convince. E immaginate se sapessero da quando il fossato del Torrione è voragine simil-discarica con problemi tecnici tenuti rigorosamente nascosti, cosa penserebbero. Ricordiamo, tanto per gradire, due anni senza un minuto di lavoro laggiù, strisce che delimitavano i parcheggi letteralmente a ridosso della recinzione del cantiere stesso (una follia!), buchi vari che d’improvviso s’aprivano nell’asfalto prossimo al castello, d’un subito ricoperti da altro bitume.
E la Cattedrale, la Cattedrale…
Un operatore, tempo fa, ci confidò: “Quel che abbiamo trovato sotto, non vale quel che c’è sopra. E dire che abbiamo anche rischiato di perderla”. E, qualche giorno fa, in un consiglio comunale, il sindaco Nicola Pice, facendo il rendiconto di tutto quel che aveva realizzato, rivendicava (giustamente) d’aver ridato lustro anche al nostro duomo: “E non dovete dimenticare che poteva crollare e l’abbiamo salvata grazie ad un consiglio della buonanima di De Benedictis”.
Ora, reso grazie pure noi al primo cittadino e all’ingegnere defunto, ci chiediamo: perché non è stato mai rivelato prima?
Ecco, perché a Bitonto deve, per forza, soffiare quest’aria triste di silenzio?
Organizzare giornate FAI per la verità, no?
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