Bitonto, capitale dello scotismo

Haecceitas.
“E ce ièi?” Potrebbe esclamare d’un subito, per inconscia assonanza, un bitontino al solo legger questa parola, che deriva dal latino ed indica la “questità”.
Bene, dopo non aver spiegato nulla, proviamo a rimediare dicendo che per il frate filosofo e teologo Giovanni Duns Scoto con la parola suddetta rappresentava il limite della speculazione filosofica. L’essenza impenetrabile delle cose era il mistero che la ragione non poteva carpire.
Ora, prima che qualcuno possa prender per matto il vostro scriba, rammentiamo che oggi si chiude presso l’Auditorium “De Gennaro” la quattro giorni dedicata a questo profondo studioso del Trecento.
Bitonto, infatti, tranne una breve parentesi barese ieri nella Sala degli Affreschi dell’Ateneo, è stata la capitale dello scotismo, ovverosia il movimento filosofico generato dal pensiero di Scoto. Al tavolo dei relatori si sono alternati luminari di chiara fama, provenienti da tutto il mondo. Docenti francesi, tedeschi e americani, oltre che italiani, hanno sviscerato nel dettaglio la sua opera.
Stamattina, i lavori, presieduti da Alessandro Musco, inizieranno alle ore 9 con Roberto Osculati dell’Università di Catania, che terrà una lezione sulla “lex nova” nella teologia francescana. A seguire, Luigi De Santis esaminerà alcune edizioni scotiste tra Cinque e Seicento. Seconda sessione a cura di Guido Alliney (ore 11), Richard Cross, dell’Università statunitense di Notre Dame, tratterà il rapporto tra Fede e Ragione nel più famoso (più del topesco Giuliano Amato, ndr) “doctor subtilis”. Dominique Demanage, della Sorbona, parlerà della natura della ragione umana. Giuseppe Roccaro modererà l’ultima tranche di incontri, che prevede il discorso di Giovanni Villani sulla polemica tra l’Ordine serafico e lo storico Ludovico Antonio Muratori, e la chiusura con Diomede Scaramuzzi, che ricorderà lo scotismo di Antonio M. Fania di Rignano Garganico.
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