D’Alema: “Mi spiace che qui tutte le forze di centrosinistra non si siano unite”
Eppoi sferza l’avversario preferito: “Lo spirito del ’94 di Berlusconi? Antiquariato”
Non solo algido e tagliente. Anche un po’ malinconico.
Massimo D’Alema principia da Bitonto la sua campagna elettorale. E ne ha per tutti, come da copione. Baffino non fa prigionieri, spaziando dal locale al nazionale fino all’internazionale. Arriva a sera. La piazza si riempie, sì, ma non più di tanto. Gli applausi che schioccheranno saranno dei fedelissimi. Gli altri presenti, freddini. Lo introduce il portavoce del Pd bitontino, il prof Peppino Paciullo: “Al presidente voglio trasferire tutta la vicinanza della città in questo momento di profondo dolore”. A rappresentare le donne del partito è l’avvocatessa Anna Maria Saracino: “Abbiamo il dovere di superare le contrapposizioni per giungere ad una coscienza di comunità unita” è il suo messaggio entusiasta.
Il senatore Giovanni Procacci, conciso, interviene così: “Massimo ha voluto in tutti i modi che entrassero i bitontini nelle camere. E grazie a lui l’Italia è entrata nel Consiglio di sicurezza dell’Onu ed ha portato avanti la moratoria sulla pena di morte. È lui il nostro campione della logica del dialogo e dell’incontro. Il 16 marzo saranno trent’anni dal rapimento Moro e oggi voglio ricordare il compromesso storico tra Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, che, in un momento non facile per la nazione, addivennero ad una scelta di coscienza e condivisione”.
Subito dopo, via allo show dell’onorevole D’Alema. Si parte con le ragioni del cuore: “Mia madre ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia e all’impegno politico e sociale se mi fossi sottratto a questa campagna elettorale non me l’avrebbe perdonato. Ed ho voluto iniziare di qui il mio giro in Campania e Puglia”.
Il sostegno a Giovanni Rossiello è scontato, con una raccomandazione: ("Attenzione però ai turisti della politica"). Anche se, da queste parti, le cose non sono semplicissime: “Certo, la politica locale è fatta di difficoltà e contrasti, e per questo mi spiace che non tutte le forze del centrosinistra si siano messe insieme per quanto non dispero per il futuro”.
Ma torniamo allo Stivale sfondato: “E dire che il Governo Prodi era riuscito a far pagare le tasse ai ricchi per ridistribuire le ricchezze a chi non ha, prima che gli intrighi e la corruzione non mettesse fine alla nostra esperienza. Mi fa ridere il senatore De Gregorio finanziato da Forza Italia mentre era in maggioranza”.
Pd e Pdl: le grandi novità del panorama odierno. D’Alema spiega: “Il Partito democratico è sorto proprio contro la politica virulenta e volgare e i trasformismi di ogni sorta. Certo, il nostro governo è caduto anche per colpa della frammentarietà e della litigiosità. Ma il nostro nuovo partito unisce la tradizione democratica e quella riformista, portando a compimento la bella avventura dell’Ulivo. Ed è nato dopo un cammino faticoso, ma soddisfacente, non certo per un capriccio notturno di un monarca cui ha obbedito il suo scudiero Fini. D’altronde, Walter Veltroni è una novità generazionale, mentre lo spirito del ’94 sbandierato da Berlusconi è ormai antiquariato. Noi mettiamo insieme Boccuzzi e Colaninno senza divisioni e contrasti. Loro, invece, vanno ancora avanti con Ciarrapico, nostalgico di Mussolini”. Il piglio, paradossalmente, pare quello di un uomo molto deciso, Forattini ci avrebbe tratto fuori una vignetta esemplare.
Consigli per il futuro: “Bisogna tornare a produrre ricchezza, l’Italia da vent’anni non marcia col passo delle nazioni europee. E dobbiamo ripartire dal Mezzogiorno, valorizzando tutto il potenziale che ha”. Due conti: in quattro lustri c’è stato pure qualche governo di sinistra o no?
E siamo all’azione della Farnesina, con busse a sua Emittenza: “Durante il mio ministero, ho ridato prestigio all’Italia, abbiamo potato la pace in Libano. Pensate che in queste ore l’onorevole Martino, forzista e ministro in pectore, ha detto che toglierà le truppe dal Libano e le sposterà in Iraq. Cioè i nostri contingenti passeranno dalla pace alla guerra. Berlusconi lo ha giustificato promettendo che rivedrà le regole di ingaggio, cosa che solo l’Onu può fare, non un presidente del consiglio qualunque”.
Ultima battuta dalemiana, con occhiolino cozzalo ai bitontini: “Ieri, Zapatero mi ha confidato: “No quiero veer otra vez Berlusconi”. Berlusconi, “otra vez”, “Arreit”, meglio di no…”
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A Mariolì “in quattro lustri c’è stato qualche governo di sinistra”ma sette anni del nanetto malefico ucciderebbero anche un toro. Un saluto







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