Terminal bus: molto terminal e poco bus
Ma un’opera pubblica non dovrebbe servire alla comunità?
Terminal bus. Ed uno pensa subito a quegli spiazzali sconfinati che rubano lo sguardo quando sbuchi fuori da una grande stazione. Fermento incessante di autobus, che, scaracchiando, vanno e vengono. S’incrociano i colori di queste case viaggianti gialle e azzurre. Insomma, attività e tanto daffare. Roma, Milano, Torino, Bologna…
Ora, immaginate una cosa del genere qui, a Bitonto. No, non sforzatevi più di tanto: sarà sicuramente alla bitontina. Spieghiamo. Andate a vedere di fronte all’Istituto “Maria Cristina di Savoia”, nei pressi del “vavatone”, quella striscia di banchina, che separa la strada biforcuta per Modugno, da un lato, e Palo, dall’altro, da una zona pavimentata con pietre bianche. Lo spazio che se ne ricava può contenere una manciata di auto, non pensiamo molti bus. E, peraltro, non ci sembra d’averne visti tanti. Eccezion fatta per qualche occasionale gita, il posto sopra descritto è servito, finora, al parcheggio di automezzi privati. Tutto qui.
Eppure il terminal dovrebbe servire proprio come punto di riferimento per le varie autolinee. Piccola obiezione: ma se lì dovessero fermarsi tutti i pullman, per raggiungere gli altri quartieri della nostra città, sviluppatasi a macchia d’olio, gli utenti come dovrebbero fare? Prendere le navette (si spera, un po’ più frequentate di quelle che circolano adesso)?.
Ora. Per creare quel terminal bus saranno stati sicuramente spesi danari pubblici. Cosa ne è derivato alla comunità?
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