“I misteri della Puglia fra terra, sassi e mare”

Nicola Pice: «L’orgoglio di essere in mostra a Parigi»

Mariella Vitucci
Mariella Vitucci
Bitonto in mostra a Parigi
Bitonto in mostra a Parigi
Il professore racconta il vernissage dell’esposizione parigina dove sono presenti quattro reperti del Museo Archeologico, insieme agi scatti di Domenico Fioriello e ai video di Lorenzo Scaraggi  
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Lo stupore sui volti, le contorsioni attorno ai reperti in bacheca e davanti alle foto per coglierne ogni dettaglio, i taccuini per annotare impressioni e particolari. Sono i fotogrammi del vernissage della mostra “I misteri della Puglia fra terra, sassi e mare”, raccontati dal professor Nicola Pice. Lo scorso 4 luglio è stato ospite dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi in veste di presidente della Fondazione De Palo-Ungaro di Bitonto, che ha prestato quattro reperti conservati nel nostro Museo Archeologico per l’esposizione parigina, visitabile fino al 28 settembre dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Sarà chiusa solo a Ferragosto.

«È stata una bella esperienza. Ho colto grande interesse e sorpresa – racconta Pice a BitontoLive – da parte dei tanti che hanno partecipato all’inaugurazione. Tutti ordinati e rispettosi, pur nella calca del percorso delle vetrine in cui sono esposti venti reperti archeologici provenienti da sette musei pugliesi, tra cui il nostro. Abbiamo scelto quattro reperti contrassegnati dallo “stile di Gnatia”, di comune intesa con la storica dell’arte Francesca Marocchino e con Daniela Ventrelli, curatrice della sezione archeologica. È un’idea a cui lavoriamo da tempo e sarebbe stata ancor più ricca la nostra presenza, se non fossero sopraggiunti tagli e sovrapposizioni burocratiche. Avevamo in mente di esporre un capitello conservato nel lapidario del Museo Diocesano di Bitonto, un vero capolavoro dalle raffigurazioni e dalle linee singolari».

La mostra parigina dedicata alla Puglia – spiga il professore – punta ad esaltare siti e reperti di valore inestimabile ma lontani dai flussi turistici più conosciuti, «per una rappresentazione eclettica e carica di fascino, con linguaggi artistici autonomi. Ci sono numerosi elementi di attrazione e interesse che superano i reperti in sé. Non riesco a dimenticare la folla che si soffermava dinanzi alle foto della cattedrale e del centro antico di Bitonto, opera “fototopografica” di Domenico Fioriello». L’architetto bitontino ricostruisce archi e stradine attraverso un mosaico in cui ogni foto è una tessera. Scatti inseriti in un allestimento molto originale, che disegna una farfalla su due pareti. C’è poi una sezione rupestre ospitata in una sala oscurata, dove scorrono le immagini di due video realizzati dal documentarista bitontino Lorenzo Scaraggi. Prendono vita villaggi e chiese rupestri della Puglia, ancora poco noti in Francia, dove le pareti rocciose sono interamente ricoperte da affreschi di ascendenza bizantina.

Dopo questa digressione, il racconto del professor Pice si concentra sui reperti archeologici e sullo “stile di Gnatia” del IV secolo, «quando gli effetti illuministici e coloristici cominciano a diffondersi». In particolare sulla pelike che raffigura Eros arciere. Il prezioso vaso – ricorda – «fu esposto ad Atene alcuni anni fa, e ci fu richiesto per l’originalità del disegno, una figura diafana e trasparente. Tra la fine del V e l’inizio del IV secolo si afferma la varietà dei colori, c’è una ricerca del miniaturismo e del particolare, con effetti luministici sorprendenti».

A catturare gli sguardi dei visitatori è anche la lekane apula, il cui coperchio presenta quattro colombe alternate ad altrettanti ghepardi in corsa. «Le figure – spiega il professore – appaiono come fotogrammi di una scena filmica. Gli animali sembrano inseguirsi nella circolarità del coperchio del vaso, in una narrazione in crescendo che culmina con l’immagine della colomba con le ali quasi spiegate in volo, per sfuggire alla presa del ghepardo».

Con questa esposizione un pezzo di Bitonto si mostra ai francesi e ai visitatori di tutto il mondo. «Essere fra i sette musei pugliesi selezionati per i loro reperti, accanto a giganti come il MarTa di Taranto e il Castromediano di Lecce, dev’essere motivo di orgoglio per la nostra città», conclude Nicola Pice.

venerdì 15 Luglio 2022

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