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Ulivo, sollievo e pace: i pilastri del Manifesto per la Bitonto del 2032

La Redazione
Stemma comunale in piazza Aldo Moro
Insieme Bitonto ha redatto un documento costruito su questi tre punti cardine, immaginando lo sviluppo della città nei prossimi dieci anni
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Ulivo, sollievo e pace: sono i tre pilastri del manifesto “Per la Bitonto che vogliamo per il 2032” redatto dai fondatori del centro d’interesse di Bitonto di Insieme, nuovo partito laico di ispirazione cristiana. “Un contributo – spiega il portavoce pro tempore Michele Mercurio – consegnato alla cittadinanza e alle forze politiche che hanno a cuore il destino della nostra città, come punto di partenza per una visione della nostra Bitonto per il prossimo decennio”.

Di seguito il testo del manifesto in tre punti di Insieme Bitonto.

 

 

1. Bitonto Città dell’Ulivo

L’ulivo è indiscutibilmente il simbolo della nostra città, che ci identifica soprattutto poi nel nobile e storico prodotto che si ottiene dalla sua laboriosa e tradizionale coltivazione: l’olio.

I nostri progenitori nel 1551, dopo aver liberato la città dal giogo feudale dei Cordova, decisero di mettere nel proprio stemma un “albero d'ulivo – radicato su un verde prato – insito nel carattere del territorio sin dall'origine”, come recita il nostro Statuto comunale presentando il gonfalone che ci rappresenta.

«L'ulivo è forte, resistente, ben radicato nella sua terra. È l'albero di un'Europa mediterranea che conosce il mare e la montagna, la pianura, i laghi e le colline. Ama il sole e resiste all'inverno»: così il professor Romano Prodi descriveva nel marzo del 1995 l’albero di ulivo, che volle prendere a simbolo per quell’alleanza che è riuscita a mettere insieme le migliori energie della società e le grandi tradizioni politico culturali del Paese, dando slancio a uno dei periodi di riforme e rilancio economico più importanti nella storia repubblicana dal dopoguerra e che nella nostra regione ha avuto anche l’importante seguito con l’esperienza di governo della Primavera Pugliese del presidente Nichi Vendola e del compianto Guglielmo Minervini.

Ispirati da quella stagione politica e dal simbolo che lo accomuna alla nostra città – l’ulivo – vogliamo chiamare a raccolta tutte le forze democratiche che hanno creduto e sostenuto  quella alleanza politica innovativa e rinnovatrice, per costruire, insieme alle cittadine e ai cittadini che fanno anche parte delle tante realtà associative di volontariato, sociali, sportive, ambientalistiche e che rappresentano la società civile Organizzata presente sul nostro territorio: una idea di città che non vuole essere una semplice mediazione tra le diverse ispirazioni, ma la scelta fatta insieme delle priorità suggerite dalle esperienze di ognuno.

L’ulivo, l’olio e Bitonto sono un’associazione indelebile non solo nelle menti di noi cittadini bitontini, dei nostri abili agricoltori ma sicuramente di tutti quei consumatori italiani e non che apprezzano le qualità del nostro prodotto, riconosciuto da sempre e ovunque.

Pertanto proponiamo, per una crescita economica e di immagine dell’intero territorio di Bitonto, che l’Amministrazione e il Consiglio comunale si facciano promotori di un progetto di trasformazione della locale filiera olearia che porti al rilancio produttivo e commerciale attraverso il riconoscimento del marchio Dop o Igp per l’olio extra vergine di oliva Cima di Bitonto.

Progetto che superi la forte frammentazione dei tanti piccoli agricoltori ma che abbia tra i valori cardine la cooperazione mettendo insieme i singoli produttori e le cooperative operanti in un unico Consorzio di tutela dell’olio Cima di Bitonto che:

1. rediga un disciplinare da sottoporre alle autorità previste per il riconoscimento di prodotto agricolo di eccellenza;

2. elabori un unico marchio comune a tutti i produttori;

3. curi la commercializzazione dell’olio e dei prodotti agroalimentari conservati in olio evo, per ottenere la massima valorizzazione in termini economici per un prezzo equo che rispetti la qualità del prodotto, i costi sostenuti dall’imprenditore agricolo e il suo lavoro quotidiano;

4. promuova la sostenibilità e la circolarità della filiera con un uso non intensivo della meccanizzazione e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e non di origine fossile;

5. incentivi l’imprenditoria agricola giovanile e femminile attraverso una adeguata formazione professionale dei giovani e delle giovani bitontine, in collaborazione con gli istituti scolastici e le realtà formative già presenti sul territorio come il FabLab;

6. promuova, in collaborazione con Università e Politecnico di Bari, la costituzione di un Centro di eccellenza in ricerca e formazione olivicola, da realizzare possibilmente proprio all’interno dei nostri campi di ulivi nel territorio comunale delle frazioni di Palombaio e Mariotto.

Per favorire un maggior sviluppo economico e sociale, ns. proposta è anche quella di avviare un processo per la promozione a livello nazionale e internazionale di Bitonto Città dell’Ulivo come meta turistica, storica, culturale e gastronomica, partendo dalla valorizzazione e il completamento dei tanti progetti per il recupero di immobili storici,  la realizzazione di percorsi ambientalistici e di mobilità sostenibile che l’Amministrazione Abbaticchio ha messo in campo nel recente passato.

 

2. Bitonto Città del Sollievo

Riteniamo che come cittadini bitontini non possiamo dimenticare che l’8 luglio 2017 Bitonto è stata insignita ufficialmente del titolo di “Città del sollievo”, riconoscimento attribuito dalla Fondazione nazionale “Gigi Ghirotti” con il patrocinio dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). Un premio agli enti locali che si sono distinti nell’organizzazione di iniziative di sensibilizzazione e solidarietà in ambito socio sanitario (povertà, disagio sociale, malattia terminale, disabilità), testimoniandone l’impegno partecipativo, informativo e formativo nella promozione della “cultura del sollievo” attraverso le associazioni locali di volontariato, le istituzioni sanitarie territoriali e scolastiche.

La motivazione del riconoscimento risiede nel fatto che la città di Bitonto si è distinta “nell’aver promosso e testimoniato, attraverso iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale”.

Il Comune di Bitonto aveva avanzato la richiesta di assegnazione del titolo di “Città del Sollievo” ad ottobre 2016, richiamando le strutture e relative attività quali l’Hospice Monsignor Aurelio Marena, l’asp Maria Cristina di Savoia, il Centro Alzheimer della Fondazione Villa Giovanni XXIII, sulle quali l’Amministrazione comunale guidata dal professor Nicola Pice, in maniera lungimirante, ha puntato negli anni precedenti con la realizzazione del programma Urban Italia “La forza della marginalità”, mirando alla creazione della cosiddetta “città del benessere solidale”.

Emilio Carelli, allora presidente della fondazione nazionale “Gigi Ghirotti”, durante la cerimonia di assegnazione volle consegnare a noi bitontini queste parole: «Il sollievo è un’esperienza che coinvolge tutte le dimensioni della persona fisica, psichica, sociale e spirituale. E il sollievo lo si offre anche ascoltando, accompagnando, condividendo. È fondamentale promuovere la cultura del sollievo, avere sul proprio territorio centri dediti all’accoglienza e alle cure di affrancamento dal dolore».

Noi bitontini abbiamo la responsabilità di incarnare e far crescere ancora di più questa cultura del sollievo all’interno della nostra comunità cittadina. Per farlo abbiamo come punto di partenza la ricchezza di un patrimonio sociale numeroso e vitale costituito insieme alle importanti istituzioni socio sanitarie prima citate, dalle diverse esperienze di impresa sociale e cooperativa che, costituite a suo tempo da giovani ispirati da nobili ideali, sono cresciute e si sono consolidate nel tempo e di cui alcune abitano e animano l’istituto Maria Cristina di Savoia, con le tante realtà associative locali costituite da cittadine e cittadini che ,come pezzo della nostra comunità civile, vivono la cultura del dono e si organizzano perché hanno a cuore e si vogliono prendere cura di qualcuno e di qualcosa:

1. i soggetti in difficoltà fisica, economica o spirituale;

2. l’educazione delle giovani generazioni;

3. la difesa dell’ambiente e degli animali;

4. la sicurezza e la protezione civile;

5. la donazione di sangue e organi;

6. lo sport e il benessere fisico;

7. la cultura, la storia e la tradizione.

Questo patrimonio va assolutamente valorizzato per attivare quella trasformazione necessaria delle politiche sociali comunali dal Welfare State al Welfare di Comunità, grazie al quale è l’intera società, non solo lo Stato, a farsi carico del benessere di coloro che in essa vivono, con l’apporto degli enti pubblici, delle imprese e della società civile organizzata attorno alla famiglia. Si tratta dunque di dare ali al principio di sussidiarietà circolare (articolo 118 della Carta Costituzionale).

Per l’attivazione di questo processo di trasformazione proponiamo la creazione di una delega assessorile per lo Sviluppo economico, civile e sociale per avere in un’unica regia e quindi poter provare a risolvere le esigenze di aiuto e di sostegno dei cittadini in temporanea difficoltà e le istanze di occupazione dei nostri giovani con le opportunità lavorative e imprenditoriali presenti o da sviluppare sul nostro territorio.

Immaginiamo anche, mutando esperienze simili in altri comuni italiani, di dare forma al Sollievo stesso attraverso la creazione di una moneta comunale elettronica che vorremmo chiamare proprio Sollievo, con cui prima di tutto premiare i cittadini che hanno a cuore la crescita economica del nostro tessuto sociale e il commercio di prossimità, acquistando prodotti e servizi da operatori commerciali bitontini. Questi Sollievi possono essere poi usati dai singoli cittadini per l’utilizzo di servizi comunali, per la riduzione di imposte locali o anche da destinare a membri della comunità in stato di bisogno.

A tale scopo pensiamo alla realizzazione di una Piccola Mutua Soccorso del Sollievo, a cui tutti i cittadini nello spirito di solidarietà e mutualità possono aderire per il sostegno temporaneo di tutte quelle situazioni di bisogno materiale, che a ciascuno di noi, come ci ha insegnato l’esperienza della pandemia e i negativi risvolti economici che continua a portare, possono accadere nell’arco della propria vita.

Inoltre per dare visibilità ma soprattutto per mettere insieme e in relazione tutti i soggetti piccoli e grandi che costituiscono l’importante patrimonio sociale presente sul nostro territorio, proponiamo che l’amministrazione comunale si faccia promotrice della costituzione della Rete Comunale del Sollievo. Un consorzio di tutte le realtà associative di volontariato e del privato sociale con cui attivare progettualità, formazione delle persone, collaborazione reciproca, economie di scala e che diventi in futuro il partner privilegiato, leale e trasparente dell’Amministrazione per la realizzazione di progetti che riguardano la creazione di Bene-Comune.

Per rendere protagonisti tutti i cittadini del territorio comprese le comunità delle frazioni di Palombaio e Mariotto, pensiamo a uno speciale modello di aggregazione sociale in grado di costruire risposte condivise da tutti a bisogni collettivi, mettendo a disposizione la propria creatività, le proprie capacità, il proprio saper fare; la costituzione di una Cooperativa di Comunità del Sollievo.

 

3. Bitonto Città della Pace

Lo stemma della nostra Città porta alla sua base l’iscrizione “Ad pacem promptum designat oliva Botontum”, che si potrebbe tradurre con “L’olivo designa Bitonto (città) pronta alla pace”.

“La Pace si costruisce ogni giorno, perché non è un prodotto industriale, è un prodotto artigianale. Si costruisce ogni giorno con il nostro lavoro, con la nostra vita, la nostra vicinanza, il nostro volersi bene. La Pace è prima di tutto che non ci siano le guerre, ma anche che ci sia la gioia, che ci sia l’amicizia fra tutti. La Pace è un lavoro, non è uno stare tranquilli: la vera Pace è lavorare perché tutti abbiano la soluzione ai lori problemi e ai bisogni, che hanno nella loro terra, nella loro patria, nella loro famiglia, nella loro società”: così il Santo Padre Papa Francesco spiegava nel 2015 in maniera semplice ed efficace il concetto di pace alle migliaia di bambini della Fabbrica della Pace che quel giorno hanno gremito festosamente l’Aula Paolo VI.

La Pace si costruisce prima di tutto con la qualità delle nostre relazioni personali quotidiane, che devono tornare ad essere fondate sul dialogo.

“Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo dialogare. Per incontrarci e aiutarci a vicenda abbiamo bisogno di dialogare. Non c’è bisogno di dire a che serve il dialogo. Mi basta pensare che cosa sarebbe il mondo senza il dialogo paziente di tante persone generose che hanno tenuto unite famiglie e comunità. Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto” (Enciclica Fratelli Tutti n. 198).

È questo modello di dialogo paziente, rispettoso e costruttivo che noi proponiamo di adottare nelle nostre relazioni a partire da quelle fra tutte le forze politiche cittadine, chiamate moralmente a dare il buon esempio. Relazioni reali e concrete non mediate dalla tecnologia e dai social, che a volte possono portare anche allo scontro ma che poi deve essere responsabilità di tutti, per il Bene della Città ad arrivare a un punto di incontro. Immaginiamo di avviare un processo virtuoso fondato sull’ascolto e il dialogo tra tutti i soggetti che compongono la comunità bitontina, amministratori, consiglieri, cittadini, personale comunale, perché tutti dobbiamo essere orientati al Ben-Essere Comune e non all’interesse personale e al Bene-Dire ad avere parole di benevolenza verso l’altro.

Non ci può essere Pace senza equità sociale. Non possiamo dimenticare che la nostra città è purtroppo conosciuta anche per episodi di criminalità organizzata e di violenza e criminalità diffusa. E’ inutile ricordare che nel nostro ordinamento i primi soggetti responsabili sono le forze dell’ordine presenti sul territorio che in maniera coordinata devono assicurare la sicurezza di tutti i cittadini. Ma siccome queste scelte di devianza spesso hanno origini anche da situazioni di disagio economico e sociale, pensiamo che come amministrazione comunale, insieme ai soggetti locali del privato sociale competenti in materia, siamo chiamati ad attivare percorsi di accoglienza e integrazione socio economico di nuclei familiari basati su un Patto di Legalità per accompagnare i nostri concittadini a un vero cambiamento di stile di vita.

Pensiamo una Amministrazione comunale che, alla luce delle positive esperienze di accoglienza dei cittadini immigrati grazie all’adesione ai progetti nazionali SPRAR e SIPROIMI, aumenti e potenzi tali progetti per favorire anche processi di scambi culturali a vantaggio di tutta la cittadinanza, anche mutuando esperienze positive come quelle del comune di Riace.

Immaginiamo un Piano Casa Comunale che preveda anche incentivi per il recupero dei tanti immobili abbandonati del centro storico e così ridurre la forte cementificazione.

Non ci può essere vera Pace se non si ha cura del Creato e dell’Ambiente. Immaginiamo una Amministrazione Comunale che affronti seriamente e radicalmente la questione ambientale facendosi promotrice e dando testimonianza nei gesti quotidiani, iniziando dalle scuole e dagli uffici comunali, in partnership con la SANB, di una cultura del Rifiuto Zero basata sul riciclo e sul riutilizzo. Avviando, in collaborazione con tutte le dinamiche associazioni ambientalistiche, un piano di azione cittadino concreto e innovativo di raccolta porta a porta dei rifiuti, incentivato anche da risparmi sulle tariffe, per recuperare rapidamente il notevole gap con i comuni limitrofi nelle percentuali di rifiuti differenziati. La sinergia e la collaborazione tra amministrazione, associazioni ambientalistiche e di categoria, deve avviare una attività di controllo e monitoraggio del territorio oltre a un processo di trasformazione culturale per eliminare le mini discariche illegali diffuse nei nostri campi e lungo le strade di campagna.

Questa nostra visione di Città per il prossimo decennio può sembrare utopistica e per alcuni poco realizzabile, ma solo i sogni e le utopie hanno veramente cambiato la storia delle comunità e dei territori soprattutto quando si è sognato insieme. Il nostro sogno è che i bitontini possano tornare ad essere ricordati come nel passato “…gentes tranquilla pace fruentes” (persone che godono di un clima di Pace perché  vivono in una Città dove Tutto è Buono (Bonum-Totum).

giovedì 17 Marzo 2022

(modifica il 4 Luglio 2022, 16:50)

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