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Abuso di alcol, OMS chiede più tasse. Psicologi di Puglia: «Prevenzione giovanile unica arma»

La Redazione
Giovani
La proposta dell'Oganizzazione mondiale della sanità: raddoppiare le attuali accise sull'alcol nella regione europea
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“Proposta efficiente, ma la prevenzione giovanile è un’arma fondamentale per cercare di eludere il problema”. Così Vincenzo Gesualdo, presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, in merito alla proposta dell’Organizzazione mondiale della sanità di raddoppiare le attuali accise sull'alcol nella regione europea al fine di contrastare nuovi casi di cancro e decessi legati al consumo di alcol.

“Se considerata strettamente in ambito sanitario e non come mero strumento economico, la proposta di introdurre una maggiore tassazione sugli alcolici risulta efficace ma non l’unica necessaria”, spiega Gesualdo, convinto che la prevenzione, partendo dalle scuole e dalle famiglie, sia una misura imprescindibile da attuare.

Stando a quanto rilevato dal gruppo di ricerca dell’OMS, l’abuso di bevande alcoliche provoca circa un milione di morti ogni anno per una serie di problematiche, come malattie cardiovascolari, tumori e patologie non trasmissibili. L'aumento del prezzo degli alcolici, pertanto, potrebbe rappresentare una delle strategie più efficienti per ridurre i livelli di alcolismo e i danni ad esso associati. L'alcol è infatti la causa del 25 per cento dei decessi nelle persone di età compresa tra 25 e 29 anni e il principale fattore di rischio in Europa per le persone di età compresa tra 15 e 49 anni.

“L’abuso di sostanze alcoliche non provoca soltanto evidenti problemi di natura fisica ma anche di natura psicologica, e non solo a breve ma anche, e soprattutto, a medio termine”, spiega Gesualdo. “Per cercare di arginare il problema – aggiunge – è necessario partire dai giovani, intervenendo sul disagio sociale e comprendendo le ragioni che portano i ragazzi a cercare sempre più quello che un tempo veniva definito sballo e che oggi invece va interpretato più come tentativo di fuga da una realtà che non soddisfa”.

Scuola e famiglia sono i contesti dai quali partire, secondo Gesualdo: “Entrare nelle scuole per sviluppare nei giovani, e soprattutto nelle famiglie, una nuova cultura legata al consumo degli alcolici attraverso interventi basati non solo sull’informazione dei rischi derivati dall’abuso di alcol ma soprattutto sulla formazione e l’educazione”. Lo psicologo focalizza poi l’attenzione su chi è già entrato nel tunnel rischioso e dannoso dell’alcol e che quindi comincia, e comincerà, ad avere problemi di vario genere: “Bisogna lavorare con il sistema familiare, quello amicale è quello di appartenenza più vasto. Le dipendenze tossiche si annidano nei meandri creati delle mancate dipendenze fisiologiche”.

“Bisogna prendere coscienza del fatto che l’età media di chi comincia a bere e a far ricorso alle più varie dipendenze si abbassa sempre più e con l’abbassamento dell’età aumentano proporzionalmente i rischi”, conclude Gesualdo.

                                                             

lunedì 7 Marzo 2022

(modifica il 4 Luglio 2022, 16:55)

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